giovedì, 31 maggio 2007
Genere: incertezza, viaggio, scoperta del senso della vita.
Dopo questa esperienza, ho deciso che riprenderò a leggere vecchi classici.
Il libro in questione è Indecision di Benjamin Kunkel, Bur, € 8,60.
È doveroso spendere due paroline su questo romanzo di formazione definito da qualche sballato il più divertente e acuto degli ultimi anni. Ho trovato piacevoli i primi capitoli, poi la narrazione dei fatti è precipitata in un baratro.
Vista l’elencazione di droghe che affollano queste pagine, sono fermamente convinta che lo scrittore ne abbia fatto largo uso, sia prima che dopo e soprattutto durante.
Mi sono imposta di finire questo libro, anche se non mi piaceva, solo per un unico motivo: capire dove voleva andare a parare lo scrittore. Si tratta di una girandola di fatti confusi, una sorta di bosco di rovi, un gomitolo che si arrotola su se stesso.
Vi riporto parte della trama riassunta sul retro del libro:
Da piccolo al pranzo del Giorno del Ringraziamento, restava bloccato con le posate in aria perché non sapeva da cosa cominciare: dal tacchino, dal ripieno e dalla salsa di mirtilli? Oggi, prima di qualunque scelta, si limita a lanciare una monetina. Uno dei suoi amici, studente di medicina, gli passa un farmaco sperimentale, l’Abulinix, che dovrebbe guarire dalla sindrome di indecisione cronica.
Naturalmente mio moroso ha pensato che Dwight, il protagonista, fosse Pungola al maschile.
Solo che io non scriverei mai un libro così, perché sin dall’inizio uno strano ronzio accompagnava la lettura. Un ronzio fastidioso che ti faceva dire – c’è qualcosa che non va -.
Ho pensato anche che la narrazione dei fatti fosse volutamente confusa per esprimere appunto l’indecision del titolo e invece giunta all’ultima pagina ho capito che la confusione era proprio la caratteristica del libro.
mercoledì, 30 maggio 2007
Sfogliavo le pagine di un giornale e questa pubblicità mi ha parecchio incuriosito. Cinque gggiovani baldanzosi sorridono, vestiti di bianco. Andando nello specifico notiamo alle estremità due ragazze carine, al centro una signorina con l’apparecchio che avrebbero fatto meglio a censurare e la componente maschile è costituita da un tipico masculo calabrese e da un ragazzetto che con quello sguardo pare tanto un ebete, suvvia diciamolo senza aver paura di essere considerati superficiali.
Non mi pare la pubblicità giusta per promuovere la regione, attirare i turisti, invogliare l’incauto spettatore di siffatto spettacolo a catapultarsi in Calabria.
Attenzione, attenzione, Pungola insegna che è bene sempre guardare negli angoli, tipo in camera mia dove la polvere si accumula e forma animali mitologici sorprendenti.
In basso a sinistra vedo: la sterpaia – Oliviero Toscani. Vuoi dire che quel vecchio succhia limoni l’ha combinata pure stavolta? Mi rigiro nel letto senza trovar pace: devo sapere la verità.
Indago e scopro ovviamente che la notizia è vecchia (vivo in un altro mondo) e che effettivamente è l’ennesima pensata di quel pazzoide di Oliviero che tanto aveva allietato la mia infanzia con la bella campagna pubblicitaria dei cavalli che s’inculavano. Ricordo il viso inorridito di mio padre alla vista dello scempio –ma varda te che roba…ma cos…ma che idee…ma…ma…-.
Comunque io resto dell’idea che non sia stata una gran trovata.
Un bel piatto invitante di sopressata avrebbe fatto la sua porca figura.
lunedì, 28 maggio 2007
Una mania imperversa tra le scrittrici: parlare di sesso.
Sì, non facciamo di tutta un’erba un fascio, c’è chi scrive d’altro, grazie a dio.
Per curiosità fatevi un giro in libreria e vedrete che l’argomento è sviscerato in mille modi. Chi lo fa, chi lo vorrebbe fare, chi ne fa di tutti i colori, chi lo fa con gli animali, chi lo fa nonostante tutto, chi sperimenta, chi osa, chi va con gli uomini, chi va con le donne, chi va con entrambi, con l’amante, con il partner, con la lolita e con il cane. Per la serie “non facciamoci mancare niente”, Isabella Santacroce, (una donna dall’aspetto terrificante ma comunque in misura minore rispetto a Marilyn Manson), scrive di una ragazzina che viene deflorata da un pastore tedesco.
Pare che per vendere sia necessario scrivere di sordide storie di letto coadiuvate nella stesura del romanzo da un ginecologo. Scusate, ma questi sono temi da Harmony! Da romanzetto rosa scadente, anzi ancora di più. La parvenza di romanticismo in questi libri viene totalmente rimossa perché si sa: le donne al giorno d’oggi non credono più nell’amore.
Mi rivolgo a queste, uhm, scrittrici: parlate d’altro! Sedetevi su una panchina e osservate. C’è un universo che aspetta solo di venir raccontato.
Forse il problema non è nelle cose, ma nella testa.
venerdì, 25 maggio 2007
Boh. Alcune volte mi pare di essere scema. Qualcuno di voi, al di là dello schermo dirà – io l’avevo intuito -, ma provate a leggere l’articolo a pag.168 di Panorama n.21. Io non ho capito un tubo. Capita a volte che io legga distrattamente perché m’annoio, perché ho poco tempo, perché ho sonno e le palpebre mi si chiudono. Spesso, però, incappo in questi articoli senza capo né coda, di cui non s’intuisce nemmeno lontanamente il senso. Sono costituiti da una serie di rimandi, riferimenti, citazioni di citazioni. Paiono un collage disordinato e scomposto.
È difficile ora spiegarvi il contenuto dell’articolo (non saprei da dove iniziare), ma vi sarà capitato d’imbattervi nella lettura di qualcosa che non illustra, non spiega, ma crea solo confusione. Non si tratta neanche di una riflessione che servirebbe a far riflettere i lettore, ma...tiè mi sono ingarbugliata pure io!
In sostanza, per capire un articoletto di tre pagine scarse dovrei conoscere nomi, cognomi, riferimenti, ecc. Pare quasi che il giornalista percorra un cammino circolare, calcando la mano su dati argomenti, ma che, nel contempo, erga attorno a sé una barriera, contro la quale il lettore non può far altro che sbattere la testa.
M’irrita tutto ciò, perché si tratta quasi sempre di un articolo che m’interessa, ma di cui non trovo la chiave d’accesso.
Spiegare e semplificare bisogna, altrimenti diventa una lettura rivolta agli “addetti ai lavori”.
Informare non è la priorità di un giornale?
giovedì, 24 maggio 2007
Il personaggio di oggi è Oscar Giannino
Caro Oscar,
fai veramente impressione. Scusa, ma quando le cose sono così evidenti, non si può far finta di essere ciechi. Io non capisco come tu possa aver elaborato un simile look degenere. Ignazio la Russa che ho sempre considerato il diavolo in carne ed ossa, rispetto a te è il principe azzurro. Sei una brutta copia di Rockerduck acerrimo rivale di zio Paperone, ma quella è Paperopoli, qui siamo in Italia. Senti, io te lo dico: datti una regolata. Quelle barba selvaggia e quel cranio pelato sono inguardabili. Non va, Oscar, non va. Ho potuto appurare personalmente che delle comunissime caprette hanno una barbetta curata e perfetta sotto ogni punto di vista, vuoi essere da meno? E poi, santo cielo, come ti vesti? Chi è il tuo stilista? Un pazzo visionario?
Per caso fai lo sciopero annuale della fame? Mangia che la vecchiaia avanza e le ossa son deboli.
Non darti arie, che di questi tempi a far gli economisti siamo tutti bravi.
Riguardati
Pungola
martedì, 22 maggio 2007
La solita suola da scarpe...bof...la braciola È DURA!
La VERDURA? È sul tavolo!
No! La BRACIOLA È DURA!
Ma come fa ad essere DURA LA VERDURA?! È insalata trocadero!
Se, vabbè, lasciamo stare...
Tipica conversazione tra i miei. Mentre gridano da una stanza all’altra, io uso come racchetta da ping pong la mia braciola.
lunedì, 21 maggio 2007
Sabato, non so per quali strane coincidenze cosmiche, ho perso un’ora del mio preziosissimo tempo (uhhh) in un museo di storia naturale. Mi sembrava di essere tornata alla elementari, mi mancavano solo lo zainetto e la merendina.
Un’esperienza pazzesca.
Sfilavo accanto a teche di vetro con resti fossili e animali imbalsamati. Inquietante e grottesco. Invertebrati conservati sotto formalina. I cartelloni esplicativi ingialliti dal tempo. Un enorme teschio di balena scontratasi contro una nave nel porto di Genova.
Perché mettono gli animali imbalsamati in posizioni aggressive con i denti aguzzi in bella mostra? Non si capisce se siano ricostruzioni o animali veri. E se sono veri li hanno uccisi apposta o hanno aspettato che morissero per cause naturali?
Silenzio. Non c’era nessuno in giro per il museo, un vero deserto. Una tela di iuta a tratti macchiata, ricopriva il fondo delle teche. Aria pesante, polvere ovunque.
Che impressione. L’assurdità di stare in quel museo, l’immobilità degli animali...aleggiava un’aria di morte, giuro. Ma che cavolo ci sono andata a fare?
venerdì, 18 maggio 2007
Ieri sono andata dall’oculista. Da anni vado dallo stesso ed è molto confortante: entri, ti fa accomodare, rilegge la prescrizione fatta un anno prima, ti chiede notizie sulla tua salute, ti fa sedere sullo sgabello, ti guarda le pupille, fa i soliti test. Con la solita inflessione di voce, pronunciando le stesse frasi, adottando gli stessi gesti. Con il passare degli anni, per non soccombere alla noia, penso abbia personalizzato il suo show, perché di questo si tratta avendo quasi un’abilità da mago.
Mentre leggi le lettere dice: «E ora sempre più difficile, sempre più difficile» e le lettere sul tabellone rimpiccioliscono. Ho la sensazione che ondeggi un po’, tenendo in mano degli anelli, ma non l’ho mai visto.
Un test consiste nell’osservare un cartoncino con delle figure in rilievo, tipo le card che si trovano nelle merendine, che a seconda di come le ruoti, compare un personaggio in movimento.
L’oculista mi chiede: «Cosa vedi?»
«Dunque una stella, una luna, un elefante e...un pesce».
«Quella a destra sarebbe un’auto, tipo una panda».
«Ah...pareva un pesce, effettivamente uno strano pesce, ma pur sempre un pesce».
«Non c’è problema».
Il problema c’è, invece...nella mia testa temo.
mercoledì, 16 maggio 2007
Ci sono giorni in cui ti siedi davanti al computer, dovresti scrivere, ma non hai niente da raccontare. Ti rendi conto di non avere idee eppure sai che nella tua testa turbinano un milione di concetti, solo che oggi non escono. Hai un tappo nell’anima, un blocco nella testa.
Pensi e ripensi...avrò pur qualcosa da dire e poi c’è quel concorso che scade e io vorrei provare a partecipare.
Da un po’ di tempo sono presa male con i concorsi di scrittura. La cosa più stupida è che mi sono prefissata di “vincerli” (di fatto non si vince niente) tutti. Il primo è andato bene, il secondo male. Mi è arrivata una mail con l’elenco dei vincitori e l’invito a perseverare. Lì per lì ho detto: basta non scrivo più, tempo perso, tempo buttato.
L’assurda motivazione era questa: se li vinco tutti è un segno del destino. Il destino in questo modo mi dice – continua, è la strada giusta -, se non vinco invece, vuol dire che devo smettere di scrivere.
Che testa matta.
Lo stesso capita per il blog. Mille volte mi sono interrogata sull’utilità di tenere in piedi questo dannato blog. È da agosto che scrivo e il flusso di visitatori è quello che è. Per carità, sempre meglio di niente, certo è che le mie visite di un mese corrispondono a quelle giornaliere di blogger non così famosi. Non riesco ad accontentarmi, voglio tutto e subito.
Che testa matta.
Seguo questa stupida teoria secondo la quale una cosa dovrebbe portare a un’altra. Dovrei prendere coscienza del fatto che alcune esperienze della vita sono binari morti. Tipo: ho partecipato a un concorso di scrittura, hanno pubblicato il mio racconto in un’antologia, stop. Fatto concluso. Io invece rimugino e penso che, se nella vita nulla succede per caso, quell’evento è una miccia che s’accende e dovrebbe causare un’esplosione.
Che testa matta.
Ma guarda ho scritto un post...
martedì, 15 maggio 2007
Ritorna la rubrica di cui nessuno sentiva la mancanza.
Il personaggio di oggi è Martina Stella
Cara Martina,
diciamolo: sei un cane a recitare. Cambia lavoro. Io ti vedrei bene come estetista o tuttalpiù come fruttivendola. Tra l’altro il tuo percorso artistico (chiamiamolo così) è significativo. Dall’ultimo bacio di Muccino alle fiction televisive. Non ti dice niente questo, Martina?
Rilasci interviste pazzesche. Su Corriere Magazine di giovedì 10 maggio, dichiari: «Ho detto di no pure alle Iene, il mio programma preferito». Motivazione? «La televisione va troppo veloce». Sì, in effetti le miniserie sono grande cinema.
Divoro con avidità l’articolo e giunta alla fine leggo: la fiction è ispirata all’omonimo libro di Kipling (...) «Non l’ho mai letto, racconta Martina, l’ho cercato ovunque senza mai trovarlo».
Martina, ma tu sai cos’è un libro? Vediamo se riesco a farti capire...pensa alle riviste di gossip che ami sfogliare. Le pagine solitamente non hanno immagini, ma solo parole e il formato è simile a una tua pochette. Devi sapere che ci sono degli appositi negozi (e qui a Martina brillano gli occhi) che vendono libri, si chiamano librerie. Prova a sillabare la parola Martina, li-bre-ri-a.
Certo, capisco tu non abbia tempo di frequentare questi luoghi, hai da mostrar le zinne a destra e a manca. Ti consiglio un sito www.bol.it. Paghi con la tua mastercard e via, ti arriva a casa il libro.
Attenta. Non hai più la scusa di dire non l’ho trovato, guarda un po’ qui...
Una carezza sulla testa
Pungola