lunedì, 30 luglio 2007
Un bel mattino mi svegliai, mi guardai allo specchio (cosa inconsueta, visto che di solito evito) e notai un bellissimo sfregio che dalla narice sinistra arrivava fino al mento. Una linea diagonale netta, precisa e pulita che mi segnava il viso. Pensai subito a un’allucinazione, un segno di penna rossa, una piega sulla pelle del viso prodotta dal lenzuolo adagiatosi sul mio volto. Mi sfregai, aprii e chiusi gli occhi più e più volte, ma niente, il segno permaneva. Ero preoccupata, cosa poteva essere? Dato che, all’epoca, maneggiavo degli acidi, pensai che l’esalazione degli stessi avesse danneggiato il mio visino.
Mentre riflettevo, lo sfregio peggiorava, bollicine purulente andavano formandosi. Sì, fa schifo, ma pensate un po’ alla sottoscritta. Terrorizzata precipitai in farmacia. Il farmacista, un bel ragazzo tra l’altro, mi guardò con raccapriccio e, indeciso sulla natura dello strano segno, sentenziò: «Herpes». Herpes? Mai avuto l’herpes.
Schifato mi liquidò con una pomatina. La sostanza di colore giallo-indegno andava applicata sulla zona colpita dall’herpes. Pur applicando l’unguento prescrittomi, la situazione non migliorava anzi ora sembrava mi fossi spalmata di maionese scaduta.
Al tempo frequentavo un corso e non potevo saltare le lezioni. Varcato l’uscio i miei compagni mi guardarono stupiti. «Che hai fatto?», chiedevano e intanto si avvicinavano. Io imbarazzata e in evidente stato confusionale, facevo battute di scarso spirito: «Sarà l’effetto-crostaceo. Sapete ieri sera ho mangiato crostacei e adesso probabilmente mi sto trasformando in un granchio!».
Ridevo e profetizzavo: «Sto diventando la Cosa, la creatura di roccia dei Fantastici quattro: posso benissimo rientrare nel cast del prossimo film».
Qualcuno mi consigliò di andare all’ospedale. Altri si tenevano a debita distanza, dicevano: «l’herpes è contagioso». Da fenomeno da baraccone ad appestata.
Terminate le lezioni, sulla via del ritorno evitai le superfici riflettenti. Quando qualcuno mi passava accanto avvicinavo la mano al viso simulando un finto colpo di tosse.
Giunta a casa, il mio futuro lazzaretto, al riparo da sguardi indiscreti osservai il terribile sfregio copertosi di odiose vescicole. C’era da preoccuparsi. A tavola non toccai cibo, oppressa dal pensiero che quel dannato herpes causasse danni irreparabili sul mio viso e dalle scarse abilità motorie: ero impossibilitata a spalancare la bocca. Nella mia mente bacata, la paura delle malattie si associa all’idea della morte. Non solo ero convinta di avere le ore contate, ma il pensiero che mi tormentava era: come faranno a seppellirmi con questo terribile sfregio? Che morte assurda e terribile: improvvisamente (a causa di un herpes) è mancata all’affetto dei suoi cari.
Bisognava fare qualcosa. Attesi fino alle sei del pomeriggio che il mio dottore arrivasse in ambulatorio. Nel frattempo controllavo lo stato di quell’orribile herpes, inutile dire che questo non giovava né a me, né all’herpes.
Nella sala d’aspetto si creò il vuoto attorno a me. Era tutto un fissare e distogliere lo sguardo dalla creatura arenata sul mio viso.
Entrai nello studio, il dottore era intento a compilare qualche ricetta.
«Buonasera, cos’è successo?», mi chiese. Il capo reclinato senza degnarmi nemmeno di uno sguardo.
«Se mi guardasse, capirebbe». Più che un dialogo era un rebus.
Il dottore mi osservò senza scomporsi e pronunciò quella parola di sei lettere: «Herpes».
«Ma io non l’ho mai avuto», replicai.
«Quando succede, succede».
«Sì, ma perché succede?»
«Perché perché...ha mangiato qualcosa di strano? »
«Non mi pare».
«Ha preso il sole?»
«Assolutamente no».
«È stressata?»
«Ora no, due mesi fa sì, ma...»
«Bè, quando succede, succede».
«Sì, ma è una cosa stranissima. Vede segue una linea diagonale, cos’è un herpes intelligente?»
«È così e basta. Assuma queste bustine e applichi questa pomata».
«Va bene dottore, ma quando sparirà questa cosa dalla mia faccia?»
«Dipende...non si preoccupi».
Uscii dallo studio sconvolta. Quell’uomo non capiva il mio dramma. Non avrei potuto baciare il mio ragazzo, uscire alla luce del sole e facevo perfino fatica ad alimentarmi. Oltretutto era venerdì, il principio di un weekend fitto d’impegni.
La mattina seguente l’herpes non si era attenuato, anzi andava cicatrizzandosi. Un’orribile crosta ingombrava il mio mento e ostruiva la mia narice sinistra impedendomi, perfino, di soffiarmi il naso.
Potevo andare al concerto in programma da mesi per cui avevo sborsato una certa cifretta? Un’altra ragazza non avrebbe nemmeno lontanamente preso in considerazione l’idea, rifugiandosi in un bunker fino a guarigione avvenuta.
Io no. Raccolto il coraggio a due mani, rinunciando alla poca dignità rimasta, andai a quel concerto, all’aperto tra l’altro, aspettando che le tenebre calassero per confondermi tra le creature della notte.
domenica, 29 luglio 2007
Non si tratta di treni in ritardo, bensì di una perdita incalcolabile.
Ieri pomeriggio aspettavo il mio trenino. In stazione c’era poca gente ed era impossibile non notare accanto alla rampa di scale, un ragazzo che teneva in mano un mazzo di rose bianche. Tre rose bianche a gambo lungo avvolte in una carta rosa alquanto grezza, ma pur sempre bellissime. Ecco, le uniche rose che io accetterei sarebbero proprio le bianche, dato che le rose non mi piacciono un granché e detesto le rose rosse, quanto di più banale ci sia.
Non ero alla stazione di Roma, né di Milano, la distanza percorsa dalla fanciulla destinataria dell’omaggio floreale era irrisoria, ma lui, lui aveva tre bellissime rose bianche.
Finalmente potevo assistere a una bella scena, romantica e inusuale che poteva finire benissimo in uno dei miei racconti...e invece no!
Il treno è arrivato e si è fermato troppo avanti, il ragazzo si è allontanato correndo e io non ho avuto il coraggio di seguirlo. Treno piccolissimo e tanta gente che scendeva così io non ho visto un benemerito cavolo!
Maledetta Trenitalia che mi priva di questi piccoli episodi di vita altrui!
Non ne combinano una di giusta, non c’è niente da fare!
venerdì, 27 luglio 2007
Pensate a un viaggio di 8 ore, in treno. Roba da suicidio.
Io non sono una gran chiacchierona, ma mi sarebbe piaciuto trovare nel mio scompartimento qualcuno con cui scambiare due parole e invece ho trovato una super donna in carriera che si dava un casino di arie. Aveva la sua età e si vedeva. Il fumo associato alle lampade è deleterio per la pelle. Il suo viso da topo era ridotto a una prugna secca. Inutile la frangetta, inutili gli occhiali da sole giganti, inutile l’abbigliamento: camicia trasparente e shorts bianchi. Vecchia era e vecchia rimaneva.
Secondo me non era sposata, non aveva figli, ma numerosi flirt, anche con qualche collega d’ufficio.
La prugna secca ha trascorso metà del tempo al telefono lamentandosi per il viaggio (sei tanto super donna e poi viaggi con un fottutissimo intercity).
Non potete capire cosa sia un viaggio di 8 ore. Potete portarvi mille riviste, mille libri da leggere, il vostro ipod stracarico di canzoni, ma 8 ore non passano mai.
Mezza rimbambita ad un certo punto il tavolino estraibile accanto al finestrino mi ha ipnotizzato. Mi diceva: “toccami, toccami”. Ho iniziato a seguirne il profilo prima con gli occhi, poi con l’indice. Non volevo estrarlo perché avrebbe solo rotto i maroni, ma la vecchia prugna secca si è rivolta con una vocina terribile e trattandomi come una minorata mentale, ha detto: “alzare e sollevare, alzare e sollevare”, accompagnando il tutto con gesti della mano.
Ma chi ti ha chiesto niente, tu che ti credi giovane e figa?
Io ho balbettato qualcosa, del tipo: “guarda che non volevo aprirlo” e ho maledetto chi mi aveva assegnato quel posto, su quel treno, davanti alla vecchia che smenava le sue lunghe gambe abbronzate di qua e di là.
Come se non bastasse a Bologna è salito un buzzurro che calzava infradito zebrate.
Guardando la mia valigia ha esordito con: “cos’è ‘sta roba?”, ma non mi ha aiutato a issarla sul portabagagli.
Molto educatamente il buzzurro appoggiava i suoi piedacci puzzolenti ovunque, sui sedili, sulle porte.
Teneteveli nelle scarpe quei maledetti piedi!
giovedì, 26 luglio 2007
Cari vacanzieri che vi spostate con l’autovettura e fate una breve sosta all’autogrill, ho una notizia da darvi e vi assicuro che è vera, ho pure i testimoni e non mentirei mai su una cosa del genere.
Mesi fa parlavo della donnina del cesso dell’autogrill e delle monetine che non ho mai dato.
Ho sempre fatto bene, dato che si è trattato di una truffa colossale perpetrata per anni su un bisogno fisico impellente come fare pipì!
Autostrada 22 del Brennero, autogrill Fini, si scende per i bagni, accanto alla cabina del telefono, un cartellino avvisa che non siamo tenuti a lasciare le monetine alla donnina del cesso.
Quindi è inutile, donnina del cesso che mi guardi male perché non ti lascio i soldini e mi saluti con quel buongiorno tagliente come un machete, non ti spettano, capito?
mercoledì, 25 luglio 2007
Cari lettori, la vostra pungola quest’anno ha lasciato la sua adorata tenda in garage e ha optato per la sistemazione in albergo, visto che la montagna è stata la meta prescelta per passare una riposante settimana...ma quale riposante, ho fatto una fatica boia, santa polenta!
La montagna ha dei ritmi pazzeschi: sveglia all’alba, camminate talvolta di otto ore, chilometri e chilometri macinati a piedi, sudore e fatica, mangiate colossali e a letto presto.
Voi direte: ma chi te l’ha fatto fare? E io rispondo: secondo voi, in montagna, che altro si può fare?
Nonostante la fatica che ho fatto in questi giorni, ho osservato con piacere la fauna dell’albergo in cui soggiornavo (età media 90 anni).
- I belgi. Una perfetta coppia di hobbit, in tutto e per tutto simili a Bilbo Beggins. Un teatrino ogni sera. Parlavano a voce alta, ridevano alla grande e immancabilmente a fine cena non prendevano mai il dolce, ma cappuccino con panna. Ricevuto il cappuccino, si alzavano e se ne andavano con un perentorio “buonasera” portandosi via le tazze il cui contenuto trasbordava da ogni parte.
- Una sera è arrivata una strana famiglia, se così si può chiamare. Tre donne (due vecchie rimbambite e una trentenne) e un uomo. Si aggiravano con fare sospetto, le vecchie pareva portassero parrucche e le ho beccate mentre a colazione s’intascavano dei panini con il salame.
Una sera mentre stavo cenando, ho guardato fuori dalla finestra. Una delle vecchie aveva qualcosa di rosso tra le mani, l’ha leccato e se l’è ficcato in bocca. Era la dentiera.
- Mamma, papà, bambino. Lei era sicuramente frigida e m’interrogavo su come avesse potuto avere un bambino. Era tutta impettita, la frangia laccata, l’ultimo bottone della camicia chiusa e guardava tutti male, corrugando la fronte. Una sera lo sorpresa mentre mi guardava male. Cosa c’era che non andava? Ero appena uscita da bagno turco e sauna, la mia pelle era uno splendore.
- Ho scoperto una nuova forma di turismo: i fan sfegatati che raggiungono in luoghi improbabili la loro squadra di calcio in ritiro, dei coglioni diciamolo. A tavola non si sanno comportare, fanno casino, guardano sul cellulare i filmati della squadra accompagnandoli con cori da stadio e sanno solo dire frasi del tipo: “Perché l’inter è l’inter”. Bravi, complimenti.
Angolo autogrill.
All’andata ho incontrato un ragazzo che ho scambiato di primo acchito per un accattone. Teneva un casco in mano e chiedeva dei soldi, poi ho pensato: ”è strano che uno chieda l’elemosina all’autogrill”, infatti aveva perso il portafoglio e non aveva soldi per fare benzina e arrivare fino a Vipiteno. Mi ha fatto pena e paura. Se capitasse a me, probabilmente rimarrei lì dove sono visto che mai nessuno sulla faccia della terra verrebbe a prendermi.
Mentre mangiavo un panino (formaggino, cotto, pomodorini, provatelo!) un tipo accanto a me s’ingozzava di toblerone, con il sole che picchiava alla grande. Boh.
Ho visto che una ragazza stanca di aspettare il proprio turno al banco si è spillata la birra da sola usufruendo di un distributore incustodito. Ah, girl power.
Non c’è niente di peggio che dormire con uno che russa. Mio moroso sa russare il tre modalità: porco, treno e vacca. Evviva.
martedì, 24 luglio 2007
Se vi capita di passare nei pressi del Sass Putia, partendo da Passo delle Erbe, poco più avanti della Malga Fornela, provate a guardare sull’erba e se c’è ancora vedrete una scritta realizzata con delle pietre bianche: pungola è passata per di lì.
(Sì, sono una povera scema)
lunedì, 23 luglio 2007
Cumuli e cumuli di libri scolastici inutili, sussidiari, quaderni intrisi d’inchiostro sbiadito...ho guardato dappertutto e ho trovato solo questa robaccia.
Dov’è il mio libro di Richard Scarry? Era di grande formato con il dorso un po’ sberlicciato e le pagine di cartoncino. Ho trascorso intere ore della mia infanzia a sfogliare quelle pagine osservando quegli animaletti dipinti e non mi sono mai annoiata. Ogni volta c’era un dettaglio nuovo da scoprire, qualcosa che non avevo visto, un berretto che volava via, una sedia capovolta, un animaletto nascosto.
Un articolo del Venerdì di Repubblica ha riportato a galla questi ricordi. Mi sono resa conto che le immagini di Richard Scarry sono ancora tutte nella mia testa.
Oggi ho cercato in lungo e in largo il libro. È sparito. Sugli scaffali della libreria non c’è, tra i libri di favole non c’è, tra chili di quaderni, manuali, eserciziari non c’è.
Li stanno ristampando, ma non è la stessa cosa, io voglio il mio, il mio vecchio libro di Richard Scarry.
Vi assicuro che oggi avrei voluto mettermi a piangere, mi ha investito una tristezza pazzesca, poi è subentrata l’incazzatura. Farei volentieri un bel falò con tutti gli schifosi ricordi scolastici pur di avere quel libro che mi ha regalato tanti bei pomeriggi.
Mio padre ha trovato la sua vecchia maschera di carnevale da maiale/elefante, vi pare possibile?
martedì, 17 luglio 2007
Se ieri sera non eravate al concerto dei Muse a Verona, vi siete persi una gran cosa.
Dico solo che hanno letteralmente spaccato. Spaccato alla grande.
Erano anni che non assistevo a un concerto del genere. Pura adrenalina pompata nelle vene, nello stomaco, nel cervello. Esplosivi. Pazzi scatenati liberati per l’occasione, per non parlare di Matthew Bellamy che ha suonato come un dio, incendiando l’Arena.
Non so che diavolo dire perché è difficile descrivere un concerto del genere, riporto le parole di Fiore che mi ha scritto via sms: sono felice d’essere nata e viva in questo giorno!
lunedì, 16 luglio 2007
Ogni vacanza che si rispetti ha il suo personaggio dell’estate, una sorta d’icona della vacanza che diventa ricordo.
Dovreste averla pure voi e non è difficile da scovare.
Qualche anno fa a luglio inoltrato sfogliavo una rivista e chi ti vedo? Lui, l’uomo tonno ovvero Ian Thorpe il nuotatore. Il personaggio dell’estate lo identifichi all’istante, fa parte di quelle cose che vengono naturali, si tratta di puro istinto.
Dicevo, l’immagine dell’uomo tonno mi ha subito colpita: sgusciava fuori dall’acqua e la bocca era deformata, le labbra avevano preso una strana piega.
Siate attenti: è il dettaglio, il particolare che caratterizza il vostro personaggio dell’estate.
Dopo averlo individuato dovete farlo vostro e quindi riprodurne le mimiche, assumerne le movenze, mettervi nei suoi panni e soprattutto sbeffeggiarlo, dovete creare una sorta di caricatura in carne ed ossa. Per l’appunto il mio ragazzo ha iniziato fin da subito a studiare il personaggio, esercitandosi, calandosi nella parte e il risultato è stato sorprendente.
Parlava, si muoveva, assumeva la posa della bocca proprio come l’uomo tonno. Fantastico.
Altra vacanza, altro personaggio: il deficiente. Un paio d’anni fa la meta delle mie vacanze fu la Toscana. Giunti al campeggio un ragazzo ci accolse e ci portò a visionare la piazzola a bordo di una potente macchinina. Il tipo era imbranato dalla nascita ed era stato predestinato a quel lavoro. Sfrecciava tra le piazzole, investiva bambini, si smaltava sugli alberi, tentava di fare lo simpatico, risultava un deficiente. Un giorno poi raggiunse l’apice della deficienza, scalò la vetta della coglionaggine.
A bordo della sua macchinetta passò ben cinque volte accanto la nostra piazzola chiedendo a una famigliola olandese, a una coppia di tedeschi e a una decina di muratori albanesi (tipi poco raccomandabili che dormivano accanto a noi) il numero della piazzola. Non riusciva a trovarsi con i numeri, andava e veniva, parlava in italiano con tutti e non gli tornavano mai i conti.
Gli albanesi erano già pronti a sgozzare il deficiente con un collo di bottiglia, gli olandesi avevano sganciato il bebè dall’imbracatura (lo tenevano agganciato a una corda fissata a un paletto piantato nel terreno, tipo un cane, devo dire però che in quel modo l’infante non scappava da nessuna parte), i tedeschi erano pronti ad arroventarlo con la piastra per cucinare e noi stavano a guardare.
Tanto per la cronaca il deficiente a settembre è comparso in quella bellissima trasmissione in onda su all music, The Club.
Veniamo al personaggio di quest’anno ovvero Richard!
Richard è un bellissimo esemplare di collie che appartiene ai gestori dell’ albergo in cui abbiamo soggiornato. È una femmina, ma per noi è e sempre sarà Richard.
Il mio ragazzo l’ha capito subito e non ha esitato a esprimere la sua opinione: “Quel cane ha gli occhi di Richard Gere” (ricordate la storia dei dettagli).
Richard frequentava compagnie degne di una star, mangiava pranzetti da star, si comportava come una star.
Era difficile avvicinarlo. Ogni tanto si faceva vedere, naturalmente sempre in ordine, non si concedeva molto, amava passare da un ospite all’altro, si faceva accarezzare poco.
Improvvisava balletti, ricordava il successo di Chicago.
Dopo innumerevoli apprezzamenti siamo riusciti a scattargli una foto e pur cercando in tutti i modi di entrare nelle sue grazie non ci ha rilasciato uno straccio d’autografo.
L’addio è stato straziante. Abbandonare una star del suo calibro, là sui monti, è stato quanto di più difficile si possa immaginare.
Come sempre Richard ci ha sorpresi: mentre trascinavamo la valigia, lui ha morsicato una maniglia e ha lasciato un’impercettibile traccia di bavetta.
Oh Richard...
domenica, 15 luglio 2007
Tremate. tremate pungola è tornata!
Il personaggio dell'estate è...ve lo dico domani (scusate, ma sono appena tornata).
Seguirà dettagliato resoconto delle mie vacanze, vacanze molto interessanti...