giovedì, 30 agosto 2007
Ci sono dei comportamenti che m’infastidiscono moltissimo.
La commessa insistente
Un giorno cercavo un paio di pantaloni in un negozio, mi si avvicina una commessa che fa: “le serve qualcosa?”. So bene che è contemplato nelle mansioni della commessa occuparsi del cliente e io di solito accennando un finto mezzo sorriso rispondo garbatamente: “no grazie”. Quel giorno la commessa ha però insistito, mi ha voluto accompagnare al camerino ed è stata fuori in attesa che provassi il capo. Io, ovviamente di uscire e farmi vedere non ne avevo nessuna voglia e mentre cercavo di rivestirmi facendo più in fretta possibile, la commessa da fuori mi ha intimato più e più volte di uscire e guardarmi allo specchio.
Ma se ti ho detto di no, è no!
Il parrucchiere chiacchierino
Altra cosa: le chiacchiere dal parrucchiere. Non ti lasciano in pace un minuto. Sei lì al lavatesta che ti godi il massaggio di una mano che non è la tua e ti tocca intrattenere una conversazione tra lo sciabordio dell’acqua e il baccano del phon.
L’altro giorno, tutto eccitato il parrucchiere mi fa: “Vuoi un giornalino mentre ti asciugo i capelli? E’ arrivato il nuovo Chi!”. Aveva gli occhi che luccicavano dall’emozione. Io ho palesato il mio disgusto con una smorfia e il parrucchiere, forse per punirmi, mi ha piazzato sulle ginocchia un volume alto tre dita dei tagli 2007/2008. Sempre meglio di Chi.
I camerieri scoordinati
E per finire, vai con i camerieri! Dopo questo post mi accuserete di essere una con la puzza sotto il naso. Fate come vi pare, io vi racconto solo quello che mi succede.
Dicevo i camerieri. Una sera sono uscita a mangiare una pizza. Il locale era bello, ma la pizza costava un capitale (€ 7.50 per una quattro, pardon cinque formaggi) e il servizio era alquanto discutibile. Una sola persona e solo quella accompagnava al tavolo. Una sola persona e solo quella prendeva le ordinazioni delle sole bibite. Una sola persona e solo quella prendeva le ordinazioni delle pizze. Ere geologiche dividevano un’azione dall’altra e il locale non era strapieno.
La cosa fastidiosa dei posti come questo è che aspetti un’ora la pizza e poi ti sfilano il piatto dal naso quando ancora stai inghiottendo l’ultimo boccone.
mercoledì, 29 agosto 2007
Stop all’egemonia dei gelati Algida. Non se ne può più, basta.
Possibile che ci siano solo quei gelati in circolazione? Uno si stufa. All’autogrill, in ogni bar, in campeggio, ovunque. Sempre i soliti: cornetto, magnum e solero.
Se io voglio un Sanson, un Sammontana, un qualsiasi altro gelato. Niente, neanche a cercarlo con il lanternino.
Che prepotenza questi Algida, sogno un mondo libero dove ognuno possa trovare e mangiare il gelato che gli pare.
mercoledì, 22 agosto 2007
Ammiro chi viaggia. Non invidio chi ha la bella macchina, la bella casa o il portafoglio pieno. Sono tutte cose che non m’interessano. Invidio chi decide che viaggiare è la sua vita, chi non ha paura di lasciare la certezza per tuffarsi nell’incertezza, chi cercando la sua strada ne percorre molte.
Non c’è niente che valga come un viaggio. Assolutamente niente.
Alcune volte mi chiedo cosa ci faccio ancora qui. Ad esempio adesso sono alla scrivania a lamentarmi del fatto che non viaggio ma che vorrei viaggiare.
Mi guardo da fuori, nel senso che prendo un attimo le distanze da me e vedo una persona che non è affezionata a casa sua, che non ha interesse a stare dove sta, che è giovane, che potrebbe vedere mille orizzonti diversi, calpestare chilometri di strade, raggiungere centomila destinazioni diverse. Ci sono persone che non hanno il desiderio di girare il mondo, che stanno bene lì dove stanno e invece a me va tutto stretto e mi sembra riduttivo restare qui con la miriade di cose che ci sono da vedere.
C’è una cosa fondamentale che mi manca, il coraggio.
martedì, 21 agosto 2007
Cari lettori anche se sono lontana vi penso.
lunedì, 20 agosto 2007
Io sono una grande fan di Dylan Dog che reputo molto più di un fumetto.
Innanzitutto è bene dire che un fumetto non è un giornalino da bambini. Un fumetto è una forma d’arte, basti pensare a Miyazaki.
Per quanto mi riguarda Dylan Dog, mi è sempre piaciuta la particolare attenzione verso i freaks, gli emarginati che sono sempre stati tenuti in gran considerazione e mai bollati come mostri.
Per quanto riguarda il personaggio, bè Dylan è un gran figo, c’è poco da dire.
È intelligente, sensibile, coraggioso, scettico al punto giusto e soprattutto affascinante.
Peccato si tratti di un uomo di carta disegnato da abili mani.
Tralasciando questo piccolo particolare, ho più volte desiderato essere la ragazza di Dylan Dog.
In ogni storia Dylan ha una pupa diversa, ma non è uno spietato sciupafemmine.
Lui s’innamora perdutamente ogni volta. Solitamente viene lasciato e nella peggiore delle ipotesi la ragazza viene uccisa o si rivela essere un fantasma, uno zombie.
Nonostante la terribile fine che potrei fare, vorrei finire tra le calde braccia dell’impavido indagatore che, per la cronaca, è un appassionate amante o, detto volgarmente, un eccezionale trombatore.
Oh, Dylan conducimi verso le tenebre della notte. Accanto a te non avrò mai paura.
giovedì, 16 agosto 2007
Vita da quartiere
Oscure minacce, nefasti avvertimenti dominano i dintorni di questo tranquillo angolo d’inferno, pardon paradiso, in cui vivo.
Da un po’ di tempo appaiono con cadenza regolare appesi ai lampioni, cartelli plastificati scritti con penna rossa che avvertono di tenere gli animali domestici entro i propri confini.
Alcuni autoctoni si sono autoincaricati (ricordiamolo) di tagliare l’erba delle aiuole vicino casa loro.
Ogni tanto ti svegliano il sabato mattina alle sei, interrompono la quiete di chi riposa, per tagliare quella benedetta erbetta.
I suddetti probabilmente hanno trovato qualche prezioso ricordino lasciato da qualche cagnolino o gattino che essendo animali la fanno dove vogliono. Fatto difficilissimo da comprendere, ovviamente.
Io, tanto per la cronaca, evito di far defecare il cane proprio lì, ma il gatto, essendo gatto, felino, senza guinzaglio e quindi ingovernabile, la fa dove gli pare.
Mi pare eccessivo, quindi, l’abuso che si fa in questi cartelli di punti esclamativi (circa dell’85% in un foglio A4), intimidazioni e cose del tipo: “ricordatevi che in questi casi c’è la denuncia.”
Io aggiungerei anche punizioni corporali, torture e in alcuni casi morte.
Questi vicini che s’improvvisano vigili dell’arredo urbano io non li capisco.
Il fatto che i loro figli scorrazzino con gli scooter trasformando le strade in piste da rally, bè quello è un fatto secondario.
lunedì, 13 agosto 2007
Oggi questo blog compie un anno.
Risultati disastrosi accompagnano questa mia avventura nei cosiddetti diari on line.
I lettori non sono mai aumentati, pur scrivendo quasi ogni santo giorno.
Nel giro di un anno non ho ricevuto una sola mail.
Non ho conosciuto blogger, né tanto meno lettori.
I commenti si contano sulle dita di una mano.
Io non conosco le tecniche furbe di un sw4n, per citarne uno a caso, al fine di ricevere valanghe e valanghe di commenti, essere invitato qui e là, essere citati su riviste e comparire ovunque.
Io non posso, per motivi tecnici, commentare i post degli altri, non ho tempo di aggiornare i link del mio blog e ho bisogno sempre che qualcuno posti per me. Saranno queste le cause dell’insuccesso di questo stramaledetto blog?
Chissà, resta il fatto che io la mia parte l’ho fatta. Ci sono blog in giro che fanno pietà: noiosi, lacrimosi, illeggibili, mai aggiornati.
Forse dovrei scrivere dei travagliamenti dell’animo mio, ma risulterei ripetitiva e io stessa scarterei all’istante un blog del genere.
Conduco una vita noiosissima: ora sono talmente annoiata che bisognerebbe creare una parola nuova per esprimere questo vuoto tempo sospeso.
Non sono una che scopa a destra e sinistra e di certo non posso narrare della mie bollenti notti di sesso.
Nella mia breve vita non ho fatto esperienze degne di essere narrate.
Non sono brava a sublimare l’aria fritta.
Mi mancano gli argomenti giusti che la gente trova interessanti.
Per questo scrivere mi costa gran fatica perché devo cavar fuori dal buco argomenti banalissimi per poi rielaborarli in chiave comica. Forse non sono brava neanche in questo visti i risultati.
Lo ammetto: ho aperto il blog perché speravo portasse a qualcosa, tipo che so, un libro (mire alte, ma qualcuno ci è riuscito). Pensavo che dopo qualche mese il blog iniziasse a trottare felice e spensierato e invece eccomi qui a trarne le tristi conclusioni.
Analizzando i fatti, l’anda, o meglio il motivetto stonato, è quello che è da un anno e non c’è verso che le cose cambino... e mi riferisco alla mia vita.
Nonostante tutto, testarda come un mulo, non chiuderò il blog perché non riesco a farne a meno. Utile per esercitarmi a scrivere, m’illude di essere una persona divertente.
Arrivederci e grazie, come si legge sugli scontrini.
venerdì, 10 agosto 2007
Risolto il grande mistero che per anni non mi ha fatto dormire la notte: la vicina mi vede da quella finestrella?
Nella casa accanto a me, dove la vicina ha fatto una strage in giardino e non contenta sta ricoprendo tutto con colate di cemento, fervono i lavori.
Demolisci il muretto divisorio, innalza la muraglia cinese, rimedia alle chiazze d’umidità che ricoprono i muri esterni e che fanno sembrare la casa la vacca della milka, ordina a un bulgaro in mutande di raggiungere il tetto per sistemare i coppi.
Un giorno poi si è svelato il mistero. Dalla finestra del mio bagno si vedeva questa finestrella coperta da una specie di grata. Io che mi barrico in bagno per paura che qualcuno possa entrare, mi sono sempre chiesta se qualcuno potesse vedermi dalle fessure di quella finestrella mentre io ero seduta sulla tazza.
Un giorno spalanco la finestra e chi ti vedo? Un bel condizionatore che esposto alla luce del giorno e al buio della notte reclama di essere ricoperto dalla sua bella grata.
Oh beata libertà, ora potrò finalmente defecare a finestre spalancate!
Salvo poi che non mi veda proprio il bulgaro in mutande...
giovedì, 09 agosto 2007
Tempo d’estate, tempo di argomenti non impegnativi, diciamo pure tempo di cazzate.
D’altronde se lo fanno i telegiornali e quotidiani, perché non dovrei farlo io?
Questo blog è votato all’inutilità e argomenti inutili, di fatto, deve trattare.
Mi stavo interrogando sulla differenza tra pesca, lampesca, nocepesca e la new entry, almeno per me, nettarina. Consultiamo il vocabolario che fa sempre bene.
Pesca - il frutto del pesco: drupa rotondeggiante con buccia pubescente e polpa succosa, zuccherina, gialla o bianco-rossastra, che racchiude un nocciolo legnoso solcato, contenente un seme amaro.
Vi risparmio cosa voglia dire drupa. Si sa, il vocabolario ha l’inconveniente che fornisce definizioni di cui bisogna ricercare il significato e così via in un tremendo labirinto da cui non se ne esce vivi.
Detto questo, non esiste lampesca, nocepesca e nemmeno nettarina, perciò ci dobbiamo basare sulla sola pesca.
La pesca, a casa mia, è quella con il pelo e questa è una verità incontrovertibile.
Le cose si complicano tra lampesca e nocepesca. Dunque, a parer mio, la lampesca è la pesca senza pelo, a buccia liscia. La nocepesca si differenza dalla lampesca solo perché è più dura, roba insomma per palati tosti e denti buoni.
Mi sovviene il dubbio, ohibò, che una soffice peluria avvolga pure la nocepesca...mah non so.
La fonte di maggiore preoccupazione è però rappresentata dalla nettarina.
Cosa mai sarà questa benedetta nettarina proprio non ne ho idea. Che intendano lampesca?
Ormai non se ne può più. La casalinga vaga disperata nel reparto frutta cercando una lampesca che è una nettarina, tra guanti di plastica e sacchetti di nylon. La signora chiede al fruttivendolo una nocepesca e lui capisce pesca allora inizia una diatriba su chi ne sappia di più di frutta, se la signora che legge Cucinare bene o il fruttivendolo.
È il caos più totale.
Un giorno una mia amica ed io ci siamo lanciate in un’impossibile discussione sulla differenza tra cappuccino, macchiato e macchiatone...ma questa è un’altra storia.
mercoledì, 08 agosto 2007
Quando leggerete questo post, io sarò già lontana...
È lo spirito di pungola che vi parla dall’aldilà...
Un arrivederci a non so quando...
Niente di tutto questo è vero. Mi spiego. Al momento non sono qui, ma sono là.
Mi sono rifugiata nella sperduta campagna pugliese in compagnia di cani, gatti, cavalli e pure un ciuco. Là non esiste il telefono, tanto meno la connessione ad internet, quindi con estrema solerzia sto preparando dei post da pubblicare in mia assenza.
No, non si è capito. Oggi è martedì 31 luglio, sono ancora qui e sto scrivendo, ma questo post verrà pubblicato in un futuro non molto lontano.
Non potevo lasciarvi a bocca asciutta per troppo tempo anche se sarete sicuramente tutti in ferie, perciò magari leggerete questo post al vostro ritorno, quindi leggerete una cosa scritta nel futuro di un passato, mandata nel futuro, ma scritta nel presente che quindi diventa passato...
Mi sono persa, ma ci sono anche se non ci sono.