Ma il sonno diventa un uccello sfuggente,
difficile da prendersi, difficile da tenere,
ma facile da uccidere.
(Paura nella notte - Hesse)
difficile da prendersi, difficile da tenere,
ma facile da uccidere.
(Paura nella notte - Hesse)
Uff che palle. Non so più cosa scrivere.
Una volta, caro blog, eri sempre nei miei pensieri. Ti aggiornavo quotidianamente e mi sentivo in colpa se saltavo anche un solo giorno. Scrivevo sempre.
Ora guardati. Ti aggiorno poco, controvoglia e i lettori si sono stufati di seguirti (mi), eppure è mio preciso obbligo e dovere prendermi cura di te.
Cosa sei adesso? Una landa desolata, una spiaggia deserta, un cielo senza stelle.
Sei diventato il blog che non volevo diventassi.
Ah, caro blog, se sapessi. Da un po’ di tempo non riesco ad addormentarmi. Distesa a letto fisso il soffitto per ore. Alcune volte immersa nell’oscurità, altre accecata dalla luce della lampada.
Non osservo solo il soffitto, ma anche il muro, l’armadio o la copertina di un libro.
Avessi una finestra come a Parigi potrei perdermi a guardare il panorama.
A volte scrivo a un mio amico, uno che di notte non dorme, penso, dato che mi risponde sempre.
Chissà come fa. Io sono stata sveglia fino alle tre ieri notte e oggi sono distrutta.
Ma cos’è quell’aria addormentata? mi chiedono. Sapeste.
Potrei leggere. Troppo distratta.
Potrei guardare la tv. Troppo rumore.
Potrei ascoltare della musica. Ipod scarico.
Potrei contare le pecore. Si sono stufate e mi hanno abbandonato.
Leggo il post di quel genio illuminato di Chinaski e penso che quel cimice in effetti sono io.
Lo so, questo post è da dammi una lametta che mi taglio le vene, ma non riesco a scrivere niente di meglio, anzi questa è la sola cosa che mi è venuta in mente ieri notte mentre non dormivo.
Sto ascoltando: Miles Davis & John Coltrane






