Questo post non nasce da un desiderio di vendetta (non farò nomi e tenterò di non fare riferimenti espliciti, anche se prenderlo lì brucia), ma si tratta solamente di una testimonianza del tutto personale per l’appassionato di scrittura che un giorno ha l’idea balzana di frequentare un corso di scrittura creativa.
Ecco i fatti: ho frequentato tre corsi di scrittura creativa.
Dopo aver sognato per notti intere di trasferirmi a Torino per buttarmi tra le braccia di Baricco senza controllare il costo proibitivo dei corsi, ho deciso di concentrarmi su corsi che fossero alla mia portata, soprattutto alla portata delle mie tasche.
Il primo corso è andato male. Fatto “a membro di segugio” come ama dire un mio amico e talmente deprimente che una sera d’inverno, mentre tornavo a casa, ho pensato seriamente di buttarmi sotto il tram, poi ho detto – E no cavolo, conserva questo aneddoto sul tentativo di suicido e inseriscilo in qualche racconto o in qualche post! -. Come vedete, tutto torna utile.
La persona che gestiva il suddetto corso si era inventata un lavoro e con i corsi di scrittura si può benissimo campare tanto l’Italia è un popolo di scrittori, leggi polli da spennare, che non vedono l’ora di farsi vendere aria fritta. Ovvio che in questa categoria rientro anch’io.
Questa persona si arrabattava tra un articolo sul giornale, un libro qua, un corso là e sbarcava il lunario. Di questi tempi tutto è lecito pur di portare a casa la pagnotta.
Devo essere giusta e dire che la quota d’iscrizione era veramente contenuta e quindi anche se avessi deciso di non andarci dopo i primi due incontri, non ci avrei rimesso molto, ma io, masochista, ho frequentato tutte le lezioni.
Delle “nozioni tecniche di scrittura” strombazzate nel volantino che pubblicizzava il corso, non ho visto neanche la fuggevole ombra. Quello che mi rimane in mano è un pesante fardello di fotocopie di elaborati dei partecipanti che ogni settimana diminuivano di numero, quasi nessun consiglio di lettura e poco altro.
Solitamente nei corsi di scrittura, l’organizzatore fa la sua lezioncina e poi si procede alla lettura degli elaborati che sono lo sviluppo di una traccia data nell’incontro precedente.
É una cosa che serve moltissimo, sia perché viene imposto un numero di battute entro le quali contenersi, sia perché l’esercizio guidato ti obbliga a metterti alla scrivania e produrre qualcosa.
Non dimentichiamo poi il confronto, essenziale e indispensabile. Leggere i propri scritti in pubblico serve per uscire dal proprio guscio o se preferite delle proprie stanzette.
Dopo questo pippotto (tutta farina del sacco di altri), c’è da dire che “l’insegnante” si limitava a fotocopiare per i partecipanti gli elaborati. Fotocopiare, non leggere.
Ho assistito a una scena imbarazzante in cui uno dei partecipanti chiedeva notizia del proprio racconto e ho visto “l’insegnante” arrampicarsi sugli specchi.
Partecipante: Scusi, ha letto quel mio racconto...
Insegnante: Uhm...ehm...quale?
Qualcuno, da dietro: Non legge le cose che scriviamo...
Insegnante: Hai la copia? No, perché sai, tra tutte queste fotocopie non trovo il tuo elaborato...
Tsè! Tanto per farvi capire.
Dopo pochi mesi, si è presentata l’occasione di frequentare un altro corso di scrittura.
Io non ne volevo sapere, ma la persona che mi sta accanto e che ha capito che deve darmi sempre la spintarella giusta altrimenti io non parto, mi ha convinto a riprovarci.
Anche qui costo contenuto, ma si trattava di un altro pianeta. Ho incontrato una persona formidabile, con la quale ho allacciato una – spero – duratura amicizia e che mi ha insegnato molto.
Un corso con i fiocchi per il quale l’organizzatore si è spremuto, ha letto sempre gli elaborati di tutti e ha sempre trovato il tempo di fornire risposte e consigli. Una persona preparata, seria e sensibile essendo lui stesso scrittore.
Il problema secondo me dei corsi è proprio l’organizzatore che può essere uno che s’improvvisa (vedi la mia prima esperienza), uno scrittore che sa cosa vuol dire scrivere, conosce le gioie (poche) e le difficoltà (moltissime), che è sensibile nei confronti della parola e infine un editor, tra poco arriviamo a questo essere senz’anima.
Io ci tengo a dire che non faccio mai di tutta un’erba un fascio. Tutto dipende dalla persona che ti capita in sorte. In amore, nel lavoro, in posta, dal ferramente e anche in un corso di scrittura.
Comunque il secondo corso è andato benissimo, ho scritto molto e nonostante la voce mi tremi sempre quando leggo in pubblico, mi sono felicemente sorpresa a saltare sulla sedia nell’attesa di leggere le mie peraltro mediocri parole.
Le schede fornite erano una miniera d’informazioni, chi teneva il corso essendo un forte lettore portava i libri e ne leggeva dei brani e al termine dell’incontro non si fuggiva a casa, ma si sforava piacevolmente.
Forte di questa esperienza, ho tentato il grande salto e ho deciso di frequentare il terzo corso di scrittura e qui vi consiglio di leggere attentamente.
A domani con la seconda parte!






