domenica, 21 gennaio 2007
Pungola all’Ikea. Reparto appartamenti arredati.

Ciao! Sono il tuo nuovo monolocale Ikea! Ho un nome impronunciabile, tipo Herpchvilnrst, mi ha arredato un architetto svedese ottimizzando gli spazi al meglio. Vuoi fare un giro?
Da un lato cucina superslim e mobile furbesco che contiene pc. Al centro letto a castello matrimoniale con sotto divanetto e davanti tavolino con sedie. Appeso al muro tv schermo piatto. Due passi e sei già in bagno, armadio che costeggia la parete, rotazione del busto e se di nuovo in salotto-cucina-camera. Cosa vuoi di più?
T’illustro i vantaggi di vivere in uno spazio così ridotto (nel caso non te ne fossi accorta).
- In uno spazio così limitato, non ti devi rompere la testa per scegliere i mobili, due sono e due rimangono.
- Le comodità ci sono tutte. Abolendo la porta del bagno, crei un open space. Di notte se ti scappa e non hai voglia di alzarti puoi lanciarti dal letto a castello e atterrare direttamente sul water.
- Doccia speciale in dotazione con funzionalità “sottiletta kraft lessa”. Per uscire niente di più facile. Insaponata per bene sguscerai come un’anguilla e ti risciacquerai nel lavandino. Con l’acqua fredda, perché la caldaia ha un’autonomia di 1 minuto.
- Hai la scusa per non invitare tua mamma visto che non sai dove farla dormire.

Avvertenze.
- Non puoi permetterti di essere disordinata. Si vede subito.
- Abolisci il fritto, il broccolo, il pesce. Ricorda sempre che di questi insopportabili odori s’impregnerà la casa, i vestiti, le lenzuola. Non hai una finestra da aprire, ma solo una ventola stanca e lenta che ha la forza di una lumaca in pensione. Dimenticati il cibo. Affidati a una rosticceria.
- Questo è un appartamento per single, quindi devi rimanere single. Quando hai bisogno di soddisfare i tuoi turpi desideri sessuali o vai a casa sua (così non ci perdi la faccia) o portata a termine la missione lo cacci in malo modo, in modo che non ritorni mai più.
- Non invitare a casa uomini alti o che soffrono di vertigini. I primi andrebbero a sbattere contro il soffitto, i secondi vomiterebbero sul divano.
- Non invitare gente a cena. Non c’è spazio.
- Non leggere. Non c’è spazio per riporre libri che s’impolverano facilmente. Tu devi pensare alle tue mutande che al momento sono legate con una cordicella al lampadario.
- Non esiste il bidet per ovvi motivi di spazio. In molte case del mondo è assente e vivono bene lo stesso.
- L’armadio non può contenere tutti i tuoi vestiti. D’ora in poi il tuo abbigliamento sarà costituito da un paio di hotpants e un top striminzito. Elimina le scarpe. Meglio le infradito.

E ora la smetti di sognare? Da un quarto d’ora mi osservi immobile come uno stoccafisso.
Non sei degna di me. Tu vivi ancora con i tuoi.




domenica, 24 dicembre 2006
Se ci fossero dei requisiti minimi richiesti, come nell’istallazione dei programmi, per essere blogger, io sicuramente non sarei qui a scrivere. La mia è una lotta quotidiana contro gli impedimenti tecnici.
Dunque: ho ancora la connessione preistorica a 56k. Incredibile vero? Oltretutto non viaggio mai a 56k, ma a 29, 30, 38, un giorno è arrivato perfino a 40 ed ho organizzato una festa.
Il computer si diverte a darmi questi valori perché ci vuole poco a capire che la velocità è sempre la stessa, cioè lumaca. Per controllare la posta, impiego in media 20 minuti! Ma si può? Ricordo che ho gmail, quindi nella pagina iniziale non c’è ombra di grafica, ma internet explorer non ce la fa e visualizza la versione html invece di quella standard.
Impossibile in queste condizioni postare. Le opzioni sono due. Opzione 1: scrivo una botta di dieci post, carico su chiavetta, li trasferisco sul pc di lassativu e lui provvede a postare di giorno in giorno. Purtroppo non sempre ho l’ispirazione per scrivere dieci post in un giorno e poi sapete ho anch’io una vita, altro da fare. Abitando lontani devo organizzarmi bene con le date, per portare il giorno x, tot post che serviranno per tot giorni.
Opzione 2: se non sono colta da raptus iper produttivo, devo armarmi di santa pazienza e spedire, sempre a lassativu, per email, giornalmente, un post da pubblicare e vi ho già spiegato che difficoltà incontro.
Devo dire che qualche volta sono riuscita a postare dal mio computer, ma è stata una fatica immane. Nel frattempo che il pc si connette, trova la pagina, dà errore tre-quattrocento volte, ecc io faccio una doccia, mangio una mela, risolvo il cubo di Rubik, porto a spasso il cane che incontrando una cagnolina si accoppia, pianifico la mia vita per i prossimi sette anni, completo tutti i cruciverba della Settimana Enigmistica. E non è finita qui. Avendo la connessione preistorica, se mi connetto occupo la linea telefonica, cosa che non posso mai fare se non alla sera.
Da questa serie di problemi si evince che: non posso vedere se qualcuno mi commetta e rispondere, non posso leggere e commentare i post degli altri blogger e quindi farmi un minimo conoscere, non posso postare quando mi pare e piace, se mi servono delle informazioni mentre scrivo un post per essere più sicura e precisa, non posso cercare. In definitiva devo rimandare tutte queste operazioni al momento in cui sarò a casa di lassativu, che ha l’adsl.
Riuscite a capire quanto mi costa scrivere un post? Oltre al fatto di avere un‘ulcera galoppante per questa serie di seccature, ho assoldato da tempo un criceto, facente parte dell’ A.C.V.C.I.P. (associazione criceti velocisti per connessioni internet preistoriche). L’animale schizzando da un capo all’altro della rete o correndo sulla ruota, dovrebbe assicurarmi una velocità maggiore, ma invece di fare il suo lavoro, si stravacca sul mousepad e mi tiene in pugno minacciandomi di togliermi del tutto internet! Non posso nemmeno chiedere aiuto al gatto, perché si sono messi d’accordo, ma io per amore della scrittura e perché vi voglio bene non mollo!
Toglietemi tutto, ma non il mio blog.

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 1 euro x adsl pungola
La mia visione della home page di Splinder oggi... 17 minuti per postare un post già scritto.




sabato, 16 dicembre 2006
Il regalo dell’anno? L’autobiografia di Rocco Siffredi. Un pisello, un mito.



lunedì, 20 novembre 2006

Da anni ho un desiderio. Ogni volta che vado a una sagra, che c’è una festa, vicino ai locali notturni quali discoteche, pub, c’è sempre uno di quei venditori ambulanti (che io chiamo “patataro”, un ragazzo che conosco lo ha soprannominato “il merda”), che vende panini, patatine fritte, ecc. In giro se ne vedono di tutti i tipi: piccoli, grandi, con o senza tavolini, illuminati tipo Las Vegas, con la veranda in plastica, colorati. Denominatore comune: affollatissimi. C’è sempre gente, a tutte le ore, che trangugia beatamente panini talmente imbottiti che al solo pensiero mi fanno venire mal di pancia. Conscia del fatto che assaggiandone anche un solo boccone andrei incontro a morte certa, desidero ardentemente mangiare uno di quei letali panini.
Gli ingredienti da me scelti sono: peperoni, cipolla, crauti, wurstel o salsiccia, maionese, senape, ketchup. Quando torno dai miei folleggianti sabato sera (ma dove?!), ci penso sempre.





mercoledì, 08 novembre 2006
stewiegriffin

  Se
un giorno avrò un figlio, sarai tu!