Smarrendomi tra le calli a tratti deserte penso alle parole di Thomas Mann in La morte a Venezia: “Questa era Venezia, la bella lusinghiera e ambigua, la città metà fiaba e metà trappola...”.
La città è avvolta da una discreta foschia, una nebbiolina impercettibile. Una leggera malinconia aleggia. Le gondole scivolavano sull’acqua, pochi turisti, alcuni bar chiusi. Tranquillità.
Vedo un omino vestito di nero che con le mani intrecciate dietro la schiena cammina. Lo seguo, ma lui scompare dietro l’angolo.
E’ sera. L’unica luce che intravedo è quella che filtra dalle vetrine delle botteghe. Mi guida in quel dedalo infinito.
Si accendono i lampioni. E’ tardi, è ora di tornare a casa.
Non ho mai visto Venezia così. Ricordo il sole accecante in Piazza S.Marco e il ponte di Rialto gremito di gente, ma il momento in cui Venezia mostra il suo vero fascino è in inverno, all’imbrunire.





