lunedì, 05 marzo 2007
Come vi dicevo, sabato c’era Fabio Volo a Padova e io, ovviamente, non potevo perdermelo per nessun motivo al mondo. Arrivata di corsa in libreria, sono inciampata in un ammasso di gente che ostruiva il passaggio. Non vi dico il delirio. Spazio ridottissimo (ma la Mondadori doveva proprio scegliere quell’angolo vicino alla porta?), commessi della libreria che non facevano altro che spostare la gente. Io sono riuscita a ritirarmi in un anfratto, vicino all’espositore dei Trudi, con una visuale perfetta su Fabio. Certo, un cane di peluche mi fissava intensamente, ma nella vita c’è di peggio.
Tipo il gorillone. Impressionante quell’uomo. Espressione fissa, occhi intenti a scrutare la folla. Crudele e spietato.
L’incontro è stato un po’ deludente. Quell'orda di femmine vogliose non voleva altro che autografi e foto.  Si poteva parlare di tante cose, mentre la gente vuole solo la firmetta sul libretto...patetico! Me ne sono andata.

uno su dueParliamo del film: Uno su due. Andate a vederlo e fidatevi se vi dico che vi piacerà. Se per voi valgo quanto il due di briscola, leggetevi prima qualche recensione.
Regista molto capace, Fabio Volo bravissimo. La particolarità di Fabio è che nei film non recita semplicemente, vive. E’ autentico. E’ dotato di un talento straordinario, che lo porta a dare una sfumatura del tutto personale ai personaggi che interpreta.
Per non parlare poi della storia. Ho pianto. Sono uscita dalla sala e piangevo, ci ripensavo e piangevo. E’ un film che mi ha fatto riflettere. Non si tratta del pianto da commozione per un film che si conclude con l'happy end. E’ qualcosa di più, qualcosa che se sei sensibile, percepisci. E’ una matassa di sentimenti che si srotola piano, piano, fotogramma dopo fotogramma. Credetemi: capitolerete.




lunedì, 26 febbraio 2007
Certe esperienze andrebbero fatte. Almeno una volta nella vita, andrebbero fatte.
Metti una venerdì sera, un venerdì sera che decidi di andare al cinema. Al cinema a vedere un film, un film di David Lynch: INLAND EMPIRE (mai titolo fu più azzeccato). Qualcosa hai sentito. Hai sentito che Lynch è un visionario, una specie di extra terrestre del cinema, ma non sai cosa aspettarti. Ti chiedi: ”Sarò pronta?”. La risposta è no e fidati, non lo sarai mai.

Tre ore di assoluto e puro delirio. Roba da uscir fuori pazzi. Angoscia e terrore distribuiti mirabilmente in 175 minuti. Una tensione che ti entra dentro e percorre ogni tuo più recondito recesso. Una paura che attanaglia le viscere e le strapazza.
Per tre ore non ho emesso verbo, giuro. Solo dei lunghi sospiri per stemperare la tensione.
Abbracciavo la bottiglietta, divenuta incandescente sotto la pressione delle mie dita. Mi rilassavo un attimo ed ecco una bocca ghignante, un volto deformato. Quanta oscurità e quante porte dietro le quali potevi aspettarti di tutto. Sottofondi sonori inquietanti. Stridori, scalpiccii, vibrazioni.
Inutile cercare cocciutamente una trama, un nesso logico. La mente si rifiuta di seguire un simile pazzesco labirinto, ma l’occhio percepisce le immagini colme di significato e le immagazzina. Immagini bislacche, per lo più assurde, che non hanno niente a che fare con la realtà comunemente concepita, neppure immaginata.
Dopo aver visto questo film, capisci che niente sarà più lo stesso.
Uscita barcollando verso l’una, avrei tanto voluto spegnermi due sigarette negli occhi.
Avevo già visto tutto, non volevo vedere più niente.




martedì, 20 febbraio 2007
Ultimamente mi capita di frequentare i cosiddetti cinema d’essai. Nella mia città c’é una sala che dedica il fine settimana alla proiezione di film di particolare valore artistico, purtroppo quasi impossibili da trovare. Per chi non conoscesse questa realtà, si tratta di film nuovi, non di film vecchi, ma che per il numero ridotto di pizze distribuite e per i temi trattati, non riescono a trovare collocazione nelle grandi multisale. Warner, Uci, Medusa votate al dio denaro, sanno bene che queste pellicole non farebbero il boom al botteghino. Non ci sono attori famosi, non sono pubblicizzate, i registi sono esordienti o sconosciuti, trattano temi complicati per l’italiano-tipo.
Ieri sera ho visto il film Apnea, interpretato da Claudio Santamaria e diretto da Roberto Dordit. Mi pare di aver letto da qualche parte che il film risale al 2004/2005, ma che viene distribuito solo adesso nelle sale in 100 copie. Qualche giorno fa scorrendo un quotidiano ho appreso che sono state distribuite ben 750 pizze del film Notte prima degli esami-oggi.
In questo caso è drammaticamente vero che la qualità, non coincide con la quantità.

Sono incazzata come una iena. Perché in Italia, non supportiamo i registi, finanziamo i film che veramente meritano? Perché ci accontentiamo di vedere commediole sciocche e banali, a discapito di film che hanno qualcosa da raccontare, che magari potrebbero farci riflettere?
Perché Manuale d’amore 2 è in programmazione da un mese in tutte le sale e Apnea (ma come questo ce ne sono molti altri) è relegato in un piccolo cinema, ed è distribuito con più di un anno di ritardo?




martedì, 13 febbraio 2007
lL’amore non va in vacanza è un polpettone infinito, privo di ritmo. Vi prego, non portateci i morosi o almeno andateci per limonare, sfrutterete meglio il tempo.
Beffata dal trailer che annunciava un film divertente, sabato ho visto questa pellicola che andrebbe cestinata all’istante. Oltre al mal di testa sopraggiunto dopo cinque minuti, mi era capitata in sorte una vicina di posto terribile. Parlava a voce alta, commentava ogni fotogramma, inveiva contro Cameron Diaz e mandava bacetti a Jude Law, ad un certo punto l’ha pure salutato con la mano.
Non parliamo poi della risata. Un’oca starnazzante. Rideva a gran voce, incurante del fatto che gli spettatori della sala stavano organizzando una spedizione punitiva al termine del film.