giovedì, 14 giugno 2007
apricarrelloCosì mi piace, bravi ragazzi! Questo curioso oggetto che vedete è un apricarrello, una sorta di portachiavi con una moneta che serve appunto per aprire il carrello. Basta con la ricerca spasmodica della monetina da 1€, 2€, basta con le donne che frugano nella borsa e che in preda all’isterismo rovesciano il contenuto per terra, basta con i portafogli straripanti di metallo che creano un bozzo sul sedere degli uomini, basta!
È la prima volta che vedo questo oggettino e probabilmente è cosa vecchia, ma dovete sapere, carissimi lettori, che qui dove abito, nella città del nulla, di coop ce n’è una, mentre in Toscana ne ho viste tantissime.
Rigirando tra le mani questo simpatico apricarrello, mi sovviene un episodio da denuncia e ribadisco da denuncia.
Dunque, mi trovavo all’Auchan in compagnia del mio partner (senti come suona serio partner) e appollaiati come avvoltoi accanto ai carrelli, sprovvisti di moneta da 2€ o 1€ non ricordo, attendevamo che qualcuno ci cedesse il carrello. Arriva un vecchietto, un dolce, fragile e amabile vecchietto che ci cede volentieri il suo carrello. Consegniamo nelle mani tremolanti del vecchietto la cifra corrispondenti in monete da 50 cent. Felici, ci allontaniamo.
Terminata la spesa, torniamo a depositare il carrello e con orrore e raccapriccio notiamo che la moneta inserita nel carrello, appartiene al vecchio conio, ossia 500 misere lire.
Nooo! Ripeto: nooo! Il vecchietto ci ha gabbati, così come se niente fosse e noi polli ci siamo caduti. Ma chi poteva immaginare? Ohibò, il vecchietto è da sempre sinonimo di garanzia.
Mesti, torniamo a casa, con il pensiero che neanche dei nostri padri ci si può più fidare.




lunedì, 02 aprile 2007
Smerdettone
Care amiche, cari amici, qui per voi in esclusiva mondiale lo SMERDETTONE!
Il gioco ufficiale dell’estate 2007!
Avverto nell’aria una certa attesa e trepidazione. Lo so, lo so, non state più nella pelle, volete sapere a tutti i costi di cosa si tratta. Calma!

Un po’ di storia. Lo SMERDETTONE è stato ideato da un mente eccelsa (modestamente la mia) durante un afoso pomeriggio d’estate in un campeggio in provincia di Grosseto.
I divertimenti erano esauriti. Enigmistiche completate, palloni bucati, carte da gioco spiegazzate. Ogni gioco era stato fatto e rifatto, avvertivamo il bisogno di qualcosa di nuovo.
Pigliammo la macchina per fare un giro. Sulla strada trovammo un distributore, il serbatoio era vuoto e decidemmo di fermarci a fare il pieno. Qui avvenne l’illuminazione! Notai un dispenser di guanti di plastica; quelli leggeri, leggeri, che indossate affinché la vostra mano non puzzi di carburante (sono presenti pure al banco ortofrutta). Presi un guanto, lo rigirai tra le mani. Era della giusta consistenza. Il guanto per lavare i piatti troppo gommoso, il guanto in lattice troppo aderente. Sì, quello era il guanto perfetto!
Il nome SMERDETTONE dovrebbe farvi riflettere e farvi capire di cosa doveva essere riempito.
In effetti, ripensandoci, tirarsi addosso della pupù, comunemente detta cacca, non era nel mio stile.
Trovai la soluzione alternativa. Mentre stropicciavo il guanto, osservai il cassettino delle cartacce in macchina, pieno zeppo di rifiuti. Il contenuto addirittura fuoriusciva. Raccolsi i residui, quali fazzoletti, cartine di cioccolatini, salviettine umidificate e introdussi il tutto nel guanto. Feci un nodo alla base ed ecco lo SMERDETTONE pronto per essere lanciato in faccia a mio moroso che al volante, mi ricoprì d’improperi di varia natura.
Volevo cambiare nome alla mia personale genialata, ma scoassone, guantone, non suonavano altrettanto bene quanto SMERDETTONE.
Io vi ho fornito la versione automobilistica, ma voi ovviamente potete riempire il guanto con ciò che più vi aggrada. Yogurt, sabbia, carne macinata o quant’altro.
Vi verrà da pensare che sia una squallida copia del gavettone. E invece no, cari sprovveduti.
Si tratta di qualcosa di molto di più. Aggiungeteci una bottiglia vuota alla base (come nella foto qui sotto) e diverrà un’opera d’arte contemporanea.

Lo smerdettone d




venerdì, 09 febbraio 2007
Spesso ascolto per radio delle trasmissioni veramente demenziali con della gente pigliata non so dove, che s’improvvisa conduttore radiofonico.
Visto che sono una deficiente senza arte né parte, ho pensato a una radio innovativa: Radio Ciabatta. Il meccanismo è semplice: programmi che per contenuti superano l’assurdo, assenza di musica (per differenziarmi devo pur abolirla), sostituita dai suoni prodotti da diverse ciabatte, lanciate con maggiore o minore intensità, contro varie superfici.
Pensate alla vostra ciabatta che cozza contro il muro o contro vostra madre. Il rumore non è lo stesso. Non suscita curiosità sentire che effetto fanno le ciabatte indossate dal personale medico lanciate fuori dalla finestra?
Sbaraglierò presto la concorrenza e Fabio Volo chiederà in ginocchio di lavorare per me.

Un’idea geniale, vero?