venerdì, 02 novembre 2007
Ma no, dai, stasera facciamo qualcosa di diverso.
Va bene, dove si va?
Uhm...non saprei...
Stesso posto, stessa ora?
Ok.
Io sono una persona che si affeziona. Alle persone, agli animali, alle cose, ai luoghi, ai cessi.
Sì, anche ai cessi perché li conosco e me li ricordo e ho i miei preferiti, quelli con la chiusura intelligente, quelli sempre puliti, quelli veramente belli.
Vien da sé che faccio molto fatica ad abbandonare certe consuetudini, certe tradizioni, certe cose che si ripetono. Per dirvi, a Capodanno, mi piace tanto andare a Riva del Garda. Passare due giorni ripetendo ogni anno le stesse abitudini. Arrivo il 30 sera, scarico valigie sempre nello stesso albergo, cena, uscita. Colazione, giro al lago, ricerca di un panino, panchina al lago dove contemplo il panorama e affermo – Riva è proprio bella -, caffè in un baretto carino, ritorno in albergo, pizza nella solita pizzeria, fuochi, pub, a nanna. Riparto.
Non si tratta più di tanto di aver paura di provare cose nuove, ma di essere affezionata a quelle vecchie, collaudate, che soddisfano sempre. Si tratta di riti, senza i quali uno si sente perso.
Ad Halloween, festa stupida e inutile, si andava da due anni a Semonzo del Grappa, paesino che si organizzava per l’occasione con una serie di teschi, fantasmi, candele, streghe e molto altro ancora nei giardini delle abitazioni. Carina come iniziativa.
Ogni anno io preparavo una sorta di travestimento. Un anno i cappellacci da streghe, l’anno dopo le maschere da lupi.
Agli occhi di voi gente seria parrà una cazzata in piena regola ma a me piaceva.
(Vi parrà tutto sconclusionato ma si tratta di un post “presa di coscienza”)
Certe abitudini ti danno una visione della tua vita. Se le cose che fai sono sempre le stesse e ogni anno si ripetono, capisci che niente è cambiato, che se puoi andare a Riva a Capodanno, vuol dire che sei qui, ancora qui, mica in Patagonia.
Non so se riuscite a seguire il mio ragionamento...riuscite a seguirlo? Se da un lato le abitudini consolidate sono come una coperta calda nella quale avvolgersi, diventano a un certo punto un’invisibile filo spinato tra voi e la vita, perché non so se ve ne siete accorti, ma la vita prosegue senza curarsi di voi e non solamente nel caso in cui moriate, ma anche se siete vivi.
Chi mi vieta di non essere in Patagonia in questo momento? Nessuno. Mi guarderei indietro e direi – l’anno scorso ero a casa mia, oggi sono in Patagonia...che salto! -.
Se ci pensate bene, se questo pensiero vi entra nella testa, potrete impazzire: mille possibili varianti, centinaia di opzioni, possibilità di scelta a non finire e voi qui, qui, ancora qui.
Qui a fare le stesse cose di sempre, a crogiolarvi nella mestizia tra “se avessi fatto...”, “avrei potuto...”, “ma non doveva andare così...”.
Forse è meglio che non leggiate questo post...ops.
Sto ascoltando: The Chemical Brothers – We are the night
martedì, 02 ottobre 2007
I personaggi di questo divertente scambio di battute sono pungola e il papà di pungola.
Ladri! (guardando il cellulare)
Cos’hai papà?
Truffatori!
Chi?
Quelli della Vodafone.
Si sapeva.
No, il concorso per vincere le mercedes slk. Quanto costerà una slk? Quarantamila euro? Ci sono in palio cento auto quindi, quattrocentomila euro, un po’ di meno tanto la mercedes gli farà lo sconto.
Quindi?
Se, per ipotesi, anche solo cinque milioni di persone in Italia inviano un sms al costo di un euro quelli della Vodafone guadagnano 5 milioni di euro! È una truffa!
Si sapeva.
Ma ti rendi conto? Farabutti!
Senti, papà, come mai ieri mi hai chiesto di mandare un sms?
domenica, 22 aprile 2007
Benvenuti a Pisolandia, dove il sonno è realtà.
Un paese dove tutti dormono. Puoi dormire dodici, sedici, diciotto ore o, se preferisci, l’intera giornata. Se sei molto stanco ti consigliamo il pacchetto dormi con noi tre giorni di seguito e se ti senti fiacco come non mai, ecco quello che fa per te: sette giorni di autentico riposo, senza interruzioni.
Qui a Pisolandia, la nostra filosofia di vita è dormire. Qui non esistono sveglie, finestre che si spalancano, sole che sorge, orari da rispettare. Qui se per caso ti svegli, puoi benissimo girarti dall’altra parte e tornare tranquillamente a dormire. Noi amiamo il sonno. Non si tratta di allodole o gufi. Qui siamo tutti ghiri. Poche altre cose c’interessano. La pennichella post pranzo, il sonnellino nella vasca da bagno e prima fra tutte, la siesta dopo aver fatto l’amore.
Un solo divieto è presente qui da noi: non svegliare il dormiente. I nostri sonni non sono mai agitati. Da noi veramente ci si riposa. Si dorme profondamente.
Senti come sono rilassata e ben predisposta nei confronti del prossimo? Tutto merito del sonno placido e beato nel quale scivolo ogni qual volta mi pare. Quando le palpebre si fanno pesanti, io non faccio altro che coricarmi. Per comodità indosso un pigiama e i miei denti sono perennemente lindi. È un pigiama fatto di un cotone morbidissimo, d’altronde qui tutto è predisposto affinché tu possa riposare al meglio. Soffici guanciali, materassi della giusta consistenza, calde coperte, fresche lenzuola.
Di’ la verità, non vedi l’ora di venire qui a Pisolandia. Siamo pronti ad accogliere anche le persone più stressate.
I genitori destati dai vagiti notturni dell’infante.
Le coppie che, accusato un calo sessuale, si rigirano nel letto senza trovar pace.
Il pubblicitario che terminata a notte fonda la presentazione rinuncia a dormire.
L’uomo qualunque che professa di dormire tre ore per notte.
Il fruttivendolo che alle tre del mattino si reca ai mercati generali, interrompendo così il sonno ristoratore.
Lo studente che studia di notte, dorme di giorno.
La spogliarellista che si agita a notte fonda.
Noi di Pisolandia, siamo qui per te. Pensa, la nostra bontà di spirito ci porta ad offrirti un benefico soggiorno nel nostro angolo di paradiso (a breve la piena certificazione).
Una volta provato, vorrai tornarci nuovamente fino a desiderare ardentemente di stabilirti in questa oasi di pace.
Di cosa viviamo? Di sogni, è ovvio.
giovedì, 15 marzo 2007
Ieri, in autobus, un uomo mi si avvicina e dice: “percgete”.
Non avendo capito ho chiesto: “come scusi?”. L’uomo “perché c’è tanta gente in autobus oggi?”.
Totalmente immersa nei miei pensieri pensavo mi avesse chiesto se l’autobus passasse per la stazione, capendo poi che il tipo non era del tutto apposto con la testa.
La tecnica in questi casi é d’ignorare il matto di turno, fingendosi in altre faccende affaccendati.
L’uomo ha iniziato a rivolgere la domanda a tutti gli altri passeggeri; chi faceva finta di niente, chi si spostava, chi lo mandava gentilmente a quel paese. Ad un certo punto il tipo ha iniziato a lamentarsi. Non sopportava l’autista del mezzo, il semaforo rosso, la gente che va a lavorare al mattino e torna la sera, la strada, il traffico, il colore del cielo. Improvvisamente si è fatto spazio tra la folla in direzione dell’uscita, imprecando perché voleva scendere. Motivazione: c’era troppa gente.
venerdì, 29 dicembre 2006
Oggi pomeriggio salgo in treno, mi siedo dove trovo posto, libro, pipod.
Con la coda dell’occhio noto un ragazzo, seduto nel lato opposto al mio, che colto da raptus, afferra lo zaino, fruga all’interno, preleva tre palline e s’improvvisa giocoliere! Non sto scherzando!
Seguite il mio consiglio: quando c’è un matto nei paraggi fate finta di niente.
Fingendo di essere immersa nella lettura, ho iniziato a sudare freddo. Che fare? Mi trovavo nell’ultimo vagone quindi indietreggiare non potevo. Ero impossibilitata ad avanzare perché il pazzo giocoliere si era alzato in piedi e mi sbarrava la strada. Mentre invocavo tutti i santi, una palletta è caduta vicino al mio piede, argh! Oltretutto il tipo era un completo incapace e le palline schizzavano a casaccio dappertutto, continuavano a cascare.
Improvvisamente, ha raccolto le palline (che nel frattempo erano cadute altre 600 volte) e le ha rimesse nello zaino. Tranquillo, tranquillo, si è seduto ed ha iniziato a fissarmi.
Fortunatamente il mio viaggio era finito e mi sono precipitata verso l’uscita.
Continuo a sostenere che vivo in un mondo parallelo.