martedì, 15 aprile 2008
Stai salendo le scale, sei stanca e vuoi andare a dormire quando all’improvviso ZAC! Una zampetta bianca sbuca dal nulla e cerca di afferrarti il piede aaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!!!
Bruschetta, la mia gattina, ama sonnecchiare sul pianoforte posizionato nel sottoscala.
Ma perché tieni un pianoforte lì sotto? – vi starete domandando. Chi lo sa è bravo. Io non ne ho la minima idea. Non ricordo neanche più quali dita abbiano profanato la tastiera...sta lì a prender polvere e Bruschetta vi si acciambella sopra.
Io non sono solita lanciare occhiate al sottoscala, quindi spesso mi capita che Bruschetta mi tenda questi propri e veri agguati e non sono mai preparata.
Non so se vi è mai capitato di sciabbattare su per le scale e un felino a tradimento tenta di acchiapparvi...puro horror, una scena da film di Carpenter o in un racconto di Poe (e la mente va a The Black Cat, da pelle d’oca se lo leggi in inglese in prima media.)
Adesso, per esempio, sono scesa giù di corsa perché Polly stava trascinando in giro per casa un cassetto.
Sì, ho detto proprio cassetto. Lo ha estratto dal mobile e lo stava portando a fare un giretto.
Rimediato al danno, ho salito le scale per tornare in camera mia e con la coda dell’occhio vedo Bruschetta appostata sul pianoforte, pronta a colpire. Mi prende il panico. Che faccio? Salgo o scendo? Tengo la destra o la sinistra? Salgo gli scalini due a due?
Avevo veramente paura di quella zampetta bianca e malefica, la vedevo già lì che si avvicinava al mio piede, perciò ho chiuso gli occhi e ho corso come una dannata, scalino dopo scalino, verso la libertà...ma voi vi siete mai chiesti perché nei film l’inseguito va sempre verso l’alto?




lunedì, 17 marzo 2008
Vorrei proporre un nuovo programma ai signori dei format, magari lo fanno già ma qui in Italia non è ancora arrivato: SOS addestratore.
Se proprio volete risparmiare, cari signori, impiegate pure le signore di “sos tata” che tanto bambini e cani sono uguali.
Dovete sapere che da quando Polly è entrata nella mia vita, io non ho più una vita.
Guardate un po’ come sono ridotta: è tutto l’inverno che indosso le infradito. Perché? Semplice. Polly ha mangiato tutte le mie ciabatte e io mi sono stufata di ricomprarle.
Ricordo un bellissimo paio di babbucce di snoopy e una lacrima mi riga il volto.
Fa un po’ freddo girare con le infradito, ma alla fine ci si abitua e se guardate bene, anche queste presentano i morsi di Polly. Il tallone destro striscia per terra perché la suola manca e mi sembra oramai di essere diventata una cinese, faccio enormi sforzi per tenere i piedi entro i limiti esigui della ciabatta.
Non parliamo poi del guinzaglio. L’ho avvolto con il nastro isolante perché Polly l’ha sfrangiato in più punti. Parliamo di un guinzaglio che ha costato dieci euro dieci. Spero che duri perché io non ho nessuna intenzione di cambiarlo.
Proseguiamo con il bidè, sì perché Polly ciuccia i rubinetti dei bidè. Non so chi le abbia insegnato una cosa simile o se abbia capito che da lì esce l’acqua e che visto che ci arriva perché non farsi un goccio ogni tanto, ma è un’abitudine rivoltante.
Tasto dolente, il cibo. Polly mangia tutto, ma proprio tutto. Elastici, lana del materasso, sottovasi di plastica, cinturini di orologi, segatura, foglie, pietre, fogli di carta, libri, ossi seppelliti da chissà chi, pupù di cavallo, fiori, tappeti. Continua a masticare.
Lecca il muro, non so per quale motivo, e la saliva scivola sulla parete. Altro che Tarantino.
Episodi spiacevoli. Si è strusciato su una deiezione di cane di consistenza morbida e su una pantegana morta. Io, ovviamente, ho dovuto lavarla.
Rapporti con gli altri animali. Tortura le gatte, in particolar modo Bruschetta (si chiama così perché l’ho raccolta dalla strada dopo essere stata alla sagra della bruschetta). Le tira la coda, la rincorre, spalanca le fauci e tenta di mangiare la testa del povero felino.
Mi morde il sedere. Appena torno a casa mi assale, mi strattona, con un colpo di reni arriva a sfiorarmi il naso poi prende la rincorsa e mi morde il sedere.
Non mi ascolta e non obbedisce ai comandi, si prende giuoco di me, m’infastidisce fino a che non le tiro la pallina e poi corre intorno al tavolo.
Ruba i fazzoletti dalle mani proprio quando sto per soffiarmi il naso.
Mi porta biscottini pieni di bava sul letto al mattino.

Insomma non so più cosa fare, aiutatemi!

Polly




venerdì, 11 gennaio 2008
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Le cacche dei cani, oh scusate deiezioni, sono intollerabili sia sui marciapiedi, sia sull’erba che costeggia la strada che abitualmente percorro con Polly (per gli amici Punis).
Una tempo qui era tutta campagna e non si fa per dire. Davanti a casa mia si estendevano ettari di terra brulla o coltivata, teatro d’indimenticabili pomeriggio di giochi.
La situazione ora è cambiata. Casette a schiera coprono l’orizzonte e i campi rimasti sono “picchettati”, dei futuri cantieri per intenderci.
Dunque dicevo che nel verde rimasto i cani defecano ovunque. Polly spesso vuole trascinarmi in quel gabinetto a cielo aperto e io dico – no grazie, magari la prossima volta – pensando che il cane poi si lancerà sul mio letto per schiacciare il pisolino post passeggiata.
Niente paura, le sto insegnando a pulirsi le zampette sullo zerbino prima di entrare in casa.
Ad ogni modo dicevo che queste cacche fanno veramente schifo. In tempi lontani pensavo - anche se il cane lorda l’erba poco importa, è tutto biodegradabile -.
In seguito, quando portavo a passeggio Fidel, chissà perché, mi vergognavo se faceva la cacca. Alcune volte l’ho addirittura trascinato via, allungando il passo verso casa. Che crudeltà.
Da quando scorrazzo con Polly e bene o male percorro ogni giorno lo stesso tragitto, mi accorgo che una cacca non si nota ma decine e decine di cacche sono un’orrenda visione.
Sarebbe ora di raccoglierle in città e in campagna, al mare e in montagna e anche al lago.
E poi non dite che non vi ho avvisato. Fagocitati dalle cacche dei nostri amati fido bau. Pensateci.

Sto ascoltando: Sigur Ross – Takk...




mercoledì, 26 settembre 2007

Polly al parcoIl personaggio di oggi è Polly (il mio cane)

Cara Polly,
certa che non leggerai questa lettera (d’altronde non ti ho ancora insegnato a leggere), mi preme comunque comunicarti alcune cose.
La prima volta che ti ho vista ho capito subito che saresti stata il mio cane. Avevo aspettato ventidue lunghissimi anni prima d’incontrarti.
Eri nata da pochi giorni ed eri talmente piccola che il palmo della mia mano ti conteneva tutta.
La cosa più buffa di te erano le orecchie: talmente minuscole che sembrava si fossero staccate per caso dalla tua testolina.
Per mia ignoranza pensavo fossi un maschio, infatti scelsi per te il nome Platone. Non ho avuto alcun rimpianto nello scoprire che eri una femminuccia, anzi ne sono stata contenta.
Ti guardavo giocare con i tuoi fratelli e pensavo – non vedo l’ora di portarmela a casa -.
Mi sembrava che assomigliassi molto a me. Eri tranquilla, docile e pigrona, tanto che ho subito pensato – questa cagnetta non mi darà problemi – e invece mi sbagliavo.
L’apparenza inganna, perché tu non sei un cane, ma un caterpillar! Distruggi le mie ciabatte, rubi i rotoli di carta igienica, tormenti la mia gattina, buchi con quei dentini aguzzi i miei polpacci, mi scarnifichi le braccia e soprattutto mi disturbi la notte.
Giustamente quando decidi che è ora di svegliarsi (e tu lo fai indiscriminatamente) mi tormenti, dapprima appoggiando le tue zampette sul letto e quindi sulla mia faccia per poi tirare le coperte, strappare il materasso, mangiare il tappeto e sbattere il muso contro la porta.
Adesso mi hai fregato una ciabatta da sotto il naso, ho provato a inseguirti, ma ti sei dileguata in un battibaleno. Non penso che rivedrò la mia ciabatta. Addio ciabatta.
Domenica al parco mi avranno fermato come minimo cinquanta persone per accarezzarti e dirmi quanto eri bella e tu, tranquilla e affettuosa, ti facevi strapazzare da tutti. Peccato che quelle persone non avessero assaggiato i tuoi morsi letali.
Ho fiducia nel tempo. Spero che crescendo diventerai un pochino più buona. Spero.
La tua padroncina
pungola




mercoledì, 05 settembre 2007
Cari lettori,
come preannunciato mi trovo nella sperduta campagna pugliese e da qui vi scrivo.
L’estate sta finendo è il caso di dire, anzi no, qui l’estate prosegue a gonfie vele e il caldo non accenna a diminuire. Le fiamme dell’inferno mi avvolgono e appena apro la porta entrano in questa fresca nicchia.
Certo che abitare al sud è una gran bella scocciatura. Le nubi coprono il sole, si spera che piova, ma non piove. Al nord quando il cielo si annuvola, tempo un’ora piove, qui è una vana speranza.
Sorvolando queste considerazioni del tipo “che tempo che fa” (da qualche parte bisogna pure iniziare), v’informo del fatto che prima o poi darò di matto. Lo annuncio in maniera che tutti lo sappiano, con estrema calma e tranquillità, perché sono nella fase pre-tempesta.
Il motivo è uno e uno soltanto: non dormo. La sottoscritta ha un particolare rapporto con il sonno, nel senso che dormo o muoio, c’è poco da fare. Io potrei benissimo morire d’insonnia.
Se non dormo o dormo male, mi ammalo. Ho giramenti di testa, nervosismo, nausea e istinti omicidi. Io devo necessariamente dormire le mie otto (ma anche nove, dieci, undici) ore per notte.
Senza interruzioni, senza bruschi risvegli, senza cuccioli che piangono perché sono loro i colpevoli della mia insonnia. Siamo dinnanzi a scimmie urlatrici, agnelli al macello, latrati che squarciano la notte come lame nelle viscere. Questi non sono teneri cuccioli di cane, da amare, coccolare, questi sono dei disturbatori in piena regola, animali messi al mondo per farmi impazzire.
Spaccano, distruggono, scappano, morsicano, ne fanno di tutti i colori e soprattutto non stanno mai zitti. Sono in grado di piangere per ore, senza fermarsi mai e io vi dormo accanto. Stanotte non ho fatto che sentirli, incapace per la stanchezza di alzarmi dal letto. Mi ero stancamente trascinata fuori dal letto già tre volte e brancolando nel buio più buio, in pigiama avevo raggiunto le tre belve feroci. Nel tragitto sono pure inciampata in una tazza di metallo colma d’acqua che qualche disgraziato aveva lasciato proprio lì. C’è mancato poco che non mi uccidessi, l’acqua si è rovesciata sulle gambe e i piedi nudi e io ho rivolto gli occhi al cielo chiedendo che diamine avessi fatto di male. Di giorno non osano aprir bocca, di notte si scatenano. Li ho visti personalmente abbattere ostacoli che neppure Maciste in persona sarebbe riusciti. Si posizionano, prendono la ricorsa e partono alla carica. Dove si è mai vista una cosa del genere?


NB: scritto in Puglia durante il mese di agosto.

I cani malefici




martedì, 04 settembre 2007
Ebbene sì, cari lettori, sono tornata. Papa boys e vacanzieri dell’ultimo sole hanno accompagnato il mio ritorno; nubi minacciose cariche di pioggia mi hanno dato il benvenuto.
Seppur dispersa nella campagna sperduta, non ho sentito la mancanza di negozi, confusione e traffico. In venti giorni sarò andata in città tre volte e pensate che ho pure trovato una libreria, anzi la libreria che dalle mie parti manca. Stampe antiche, libri vecchi macchiati d’umidità a prezzi stracciati, classici a volontà.
Dalla Puglia non mi sono portata solamente un mare di bei ricordi, ma anche una cagnolina di nome Polly. Non fatevi trarre in inganno dalle apparenze, è un meticcio, un labrador alla lontana.
Mi sono innamorata di Polly fin dal primo istante non solo perché è carina, ma perché guardandola ho capito che era il mio cane, il cane che cercavo da sempre, che volevo da sempre.
Spesso mi guarda con un’espressione del tipo – sono nelle tue mani, ho bisogno di te – e allora non posso far altro che pensare a quanto incredibile sia il destino.
Ci sono voluti più di vent’anni, ma alla fine anch’io ho trovato il mio cane.
In questo momento Polly dorme sui miei piedi ed è una tipetta che non sa star da sola, mi cerca continuamente.
Avere a che fare con un cucciolo non è certo facile, ma la gioia di averlo accanto è tanta.
A volte pure la pipì.

Polly