giovedì, 20 dicembre 2007
Lo confesso. Infransi i sogni di un bambino che si chiamava Francesco.

Era un giorno di dicembre di molti anni fa e lui mi stava elencando tutti i regali che si aspettava da babbo natale. Io lo guardai negli occhi e così senza neanche pensarci, dissi: ”Ma guarda che babbo natale non esiste! Sono i tuoi genitori che comprano i giocatt...”, non riuscii a finire la frase che Francesco con i lacrimoni agli occhi, iniziò a urlare: “Nooo nooo”.

Caspita non sapevo che fare. Non sapevo come arginare la crisi e non sapevo che razza di guaio avevo combinato.

Io ero poco più grande di lui, ma sapevo tutta la verità su quel nonno vestito di rosso.

Mia mamma un giorno mi disse: “Babbo natale non esiste. Tu sei cattiva e semmai per te arriva la befana a portarti il carbone”. Capii subito che la befana era mia madre non a caso sempre con la scopa in mano, arcigna e perfida.

Mi ricordo che Francesco attendeva da babbo natale una specie di fabbrica di mostri appiccicosi, schifosissimi, orendi.

Forse gli dissi la verità perché ero invidiosa della sua ingenuità infantile, forse perché non volevo giocare con quei mostriciattoli...in ogni caso, ancora adesso il senso di colpa per quanto accaduto riaffiora in occasione delle feste natalizie.




mercoledì, 27 dicembre 2006
All’uscita della Chiesa ho trovato uno zingaro che faceva l’elemosina. Vestito da babbo natale.
Vivo in un mondo parallelo.




mercoledì, 27 dicembre 2006
Devo dire la verità. Non prego da anni e non sento assolutamente il bisogno di andare in chiesa, quindi la messa di Natale (avendo pure eliminato quella di Pasqua) è un semplice pro forma. Visto che pianificavo di dormire fino a tardi il 25, ho deciso di andare a messa il 24.
Ore 16.30. Chiesa della mia zona. Porte sprangate, nessun biglietto con un minimo di orario.
Altra chiesa. Porte sprangate. Cartello con orario: messa alle 18.30. Verrò qui.
Ore 18.20. Chiesa in questione. Porte aperte. Dentro il vuoto, no prete, no gente. All’interno cartellino con scritto: oggi, 24 dicembre, la messa delle 18.30 non verrà celebrata. Messa alle 24.00.
Ma porc...ci sarà una funzione a quest’ora, no?
Ore 18.35. Altra chiesa. Porte sprangate.
Ore 18.40 Altra chiesa. Aperto. Evviva! C’è Gente. Evviva! Entro. Il prete: «La messa è finita, andate in pace». Doh!
E poi dicono che i giovani non vanno a messa...




lunedì, 25 dicembre 2006
Da mesi avevo deciso di non festeggiare il Natale, quindi adducendo una scusa qualsiasi, mi sono defilata per tempo dal pranzo di Natale con i parenti del mio ragazzo e ho deciso di rimanere a casa a deprimermi e magari a litigare un po’ con i miei genitori.

Stamattina mi sono svegliata alle 11 completamente rimbambita, non sapendo chi ero, dov’ero e perché. Sono rotolata giù dal letto, ho strisciato verso la porta, l’ho spalancata e a gran voce ho sbraitato: “Silvestrooooooo!”. Avevo sentito un gran frastuono provenire dal soggiorno e pensavo fosse il mio gatto che strapazzava la veneziana (fa così quando vuole uscire). Con mio grande stupore ho visto mia mamma che puliva una a una la veneziana, stecca per stecca...ma una il giorno di Natale si mette a fare le pulizie di primavera? Boh. Con gli occhi ancora chiusi faccio per scendere le scale quando metto un piede in fallo e scivolo per circa 15 scalini. Maledette ciabatte traditrici! Dolorante mi alzo e zoppico fino alla cucina, sicura che nei prossimi giorni userò una ciambella per sedermi. Mi preparo un tè, per meglio dire un limonè perché asprissimo. Mamma non mi augura buon Natale, ma un dolcissimo: «Muoviti cazzo, che devi darmi una mano in cucina!».
Io: «Ma io devo ancora fare la doccia e lavarmi i capelli...».
Lei: «Datti una mossa, che devo andare in bagno anch’io!». Se ne va sbattendo la porta, crolla un pezzo di muro.
Doccia, capelli, phon. Come mi vesto oggi? E’ Natale, dovrei vestirmi bene. Non esageriamo è già tanto che mi sia lavata oggi. Opto per maglietta nera, felpa nera e jeans. Nero, il colore delle mie feste. Io volevo comprare un pigiama rosso e blu, visto al mercato, da indossare per tutta la durata delle feste natalizie, ma poi ho notato che l’elastico del pantalone era troppo alto, largo e stretto e a me gli elastici così non piacciono.
Terminata la vestizione decido improvvisamente di darmi da fare. Preparerò le tartine, le tartine mi son simpatiche. Pane da tramezzini, eccolo qua. Uhm c’è l’insalata russa, mamma che buona. Vorrei tuffarmi in una piscina d’insalata russa e nuotare e trangugiare, nuotare e trangugiare...con la bava alla bocca inizio a preparare le tartine. Non avendo gli stampini, seguendo il motto insegnatomi dagli scout, si fa con quel che si ha, arraffo un bicchierino da liquore e provo a tranciare il pane. Non funziona. Perché? Il pane è morbido e il bicchiere è duro, giusto? E’ allora perché i cerchi non sono cerchi, ma assomigliano alla bavetta di una lumaca?
Nel frattempo, dalla rabbia ho già mangiato metà confezione di pane, spalmato d’insalata russa.
Farò tartine triangolari. Non me ne viene una uguale all’altra. Triangoli isosceli, scaleni, equilateri, sfrutto tutte le mie conoscenze geometriche. Queste tartine le servirò con il goniometro.
Passo alle tartine quadrate. Ingredienti: maionese, bresaola, grana. Mi sento artista. Avvolgendo una fetta di bresaola, creerò un bocciuolo di rosa. Non riesco a sollevare una fetta di bresaola dalla carta senza romperla. Dannazione! Mia mamma e la sua mania dei salumi tagliati sottili! Dopo il quinto tentativo riesco ad afferrare una fetta, l’avvolgo su se stessa e la spiaccico sul pane. Mamma che schifo. Sembra una rosa appassita. Sollevo il penoso involtino di bresaola, lo taglio a metà e lo pongo in piedi sulla tartina. Ancora peggio. Riprendo il maltrattato insaccato, lo srotolo e lo appiccico definitivamente al quadratino di pane. Guardo la tartina, rifletto e mi chiedo: “Non potevo fare subito così?”. Basta, per oggi basta con le tartine. Passo agli aperitivi. Aperol, vino, vino, vino, vino, vino...avrò esagerato? Degustazione. Mi atteggio a sommelier. Con la mano nella tasca e il bicchiere nell’altra esclamo: «Optimus direi!». Tempo cinque minuti e sarò gia brilla.




venerdì, 22 dicembre 2006
DSCN67372006-12-22_18-22-43DSCN67392006-12-22_18-23-33Ecco il mio regalo di Natale, un auto-regalo, badate bene.

Stamattina in libreria, curiosando tra le scorte (o scarti?) di magazzino, ho trovato questo libro di poesia di Costantino Kavafis, che cercavo da tempo. E' usato, il segnalibro in nastro è sfilacciato, la copertina è sporca all'inverosimile, ma dentro è immacolato. Guardandolo ho pensato: "Forse qualcuno l'aveva gettato nella spazzatura e dal camion della nettezza urbana è volato finendo sotto una macchina asfaltatrice". E' un pochino malmesso, questo è vero, diciamo pure che mi faceva schifo prenderlo in mano, ma il costo è mooolto contenuto 1.55 €, scusate se è poco.
Non vi nascondo il fatto che mi vergognavo non poco, mentre mi apprestavo a pagare, ma la commessa mi ha lasciato a bocca aperta dicendo: "Le faccio il pacchetto?".
Secondo te?





venerdì, 22 dicembre 2006
Mi vendo tatatata...ebbene si per le festività mi vendo!
Ieri sera colta da un raptus post doccia, mi sono impomatata, spalmandomi una crema profumata all’incenso e mirra con tanto di pagliuzze dorate.
Sbrilluccico e ho il tipico odore da chiesa!
Da domani fino al termine delle festività, mi potete noleggiare per il vostro presepe! Sono di ridotte dimensioni, posizionabile ovunque e molto, molto silenziosa!
E come se non bastasse il 6 gennaio mi trasformo in befana!
Alza la cornetta, Pungola ti aspetta!

N.B. Il tutto pagabile anche in comode rate. Tan 0% Taeg 0%.



giovedì, 21 dicembre 2006
Le festività mi riportano alla mente tanti ricordi, ma questo è veramente degno di nota.
Parlo del particolare presepe che anni addietro, si faceva a casa mia.
Un presepe in cui figuravano oltre al bambin Gesù e i pastorelli, leoni, tigri, zebre, elefanti, rinoceronti, ippopotami, orsi, cani, giraffe, cavalli alati, pantere, coccodrilli, fenicotteri. Tutto il regno animale ed extra animale, praticamente il set cinematografico delle Cronache di Narnia.
Le proporzioni, semplicemente, non esistevano. Mi ricordo di un pastore tedesco alto due volte il pastorello e di oche talmente minuscole da sembrar ghiaia.
Le dimensioni del presepe erano veramente notevoli. Il tutto veniva disposto all’interno di un caminetto inutilizzato, presente in soggiorno. Quando chiedevo a cosa servisse il caminetto, dato che si sfruttava solo per ubicare il presepe, papà rispondeva: «E’ di bellezza».
Per un degno risultato, si componeva il presepe in un certo modo.
Mamma prendeva dei grossi fossili e li disponeva tutt’attorno, in fondo la grotta con Maria, Giuseppe e il bambinello. Il fondo era ricoperto da un soffice manto di muschio, alto tre dita, rigorosamente vero muschio, colto fresco nei boschi, la settimana antecedente il 25.
Fatta la scenografia venivano deposte le statuine, naturalmente a casaccio. Gli elefanti come tutti ben sappiamo sono i re delle Alpi e i coccodrilli pascolano liberi e felici nei boschi di muschio.
Il problema era il sovraffollamento. Se fossi stata Melchiorre, non avrei saputo come farmi strada tra quell’assembramento di casette, pastorelli, lavandaie e animali. C’era pure Sanpei che pescava nel laghetto!
Ad ogni modo il presepe riscuoteva un gran successo. Visto una volta, innamorato per sempre.
Ho un’amica che ancora adesso mi prega ogni anno di farlo.




martedì, 19 dicembre 2006
simpsonstreeMi rendo conto di vivere in una famiglia alquanto bizzarra. In casa mia l’unica cosa che ci unisce è l’ostilità reciproca. Non sembriamo neanche lontanamente parenti e per farvi capire la distanza che ci divide uno dall’altro provate a pensare a tre pianeti: Nettuno, Giove e Mercurio. Moltiplicate la loro distanza per 15 mila e avrete una vaga idea del distacco, soprattutto emotivo, che esiste tra uno e l’altro. Questa premessa è indispensabile per capire certe cose, come ad esempio le tradizioni della mia fam...di queste tre persone che abitano forzatamente sotto lo stesso tetto.
Quando ero bambina, le festività natalizie seguivano una consolidata prassi.
Mia mamma, una donna organizzatissima, si ritrovava la sera della vigilia a far la spesa per il giorno di Natale. Inutile dirvi che era una corsa contro il tempo. Il negoziante (giustamente) le sbatteva la porta in faccia, l’addetto che staziona davanti la porta del centro commerciale non proferiva verbo, ma alzava semplicemente la mano e scrollava la testa e quando riuscivi ad entrare alle 19.37 nello schifoso minimarket di turno la cassiera starnazzava furiosa: «si chiude, si chiude!». Inevitabile la solita baruffa tra i miei, condita da simpatici appellativi e gioiose offese.
Il giorno di Natale, lo spettacolo si ripeteva. Di corsa alla messa di mezzogiorno (non delle 10 o delle 11 come tutti i comuni mortali), di corsa a casa. La nonna paterna veniva invitata, tanto per far numero, per non essere i soliti tre gatti. Si dice che, tra suocera e nuora, non scorra buon sangue, ma tra mia nonna e mia mamma scorrevano e scorrono fiumi d’odio che sfociano nel mare del disprezzo.
La scenetta era la seguente: mia mamma si barricava in cucina col pretesto di dover render commestibile qualcosa di non ben precisato (non è proprio famosa per le sue doti culinarie) e intanto malediva in tutte le lingue mia nonna. A tavola un silenzio tombale. Osservavamo il piatto vuoto, in attesa di una simil-minestra, non c’era conversazione, scambio d’idee, d’opinioni, risate, niente di niente. Mangiato, con mia mamma assente per tutta la durata del pranzo, il Natale era finalmente archiviato, non prima di aver servito come dessert non il classico pandoro/panettone, ma l’attesissima zuffa natalizia!

Ah che bei ricordi...con gli anni i meccanismi natalizi si sono evoluti. Con la nonna in ospizio non era più il caso di sprecare tante energie per trovarci intorno a un tavolo. E dove si andava a mangiare? Al ristorante? Ma dai, è un inutile spreco di danaro! E allora tutti all’autogrill!
Si avete capito bene, al self service dell’autogrill, un’occasione per gustare le specialità riscaldate del giorno prima o intrise dall’astio dei poveretti che devono lavorare pure a Natale. Anche in quel caso litigi a iosa, sulla qualità della pietanza ingurgitata, che ogni anno fa schifo, ma chissà perché ogni anno si mangia.




domenica, 17 dicembre 2006
Mi dovete spiegare una cosa: cos’è questa sfrenata corsa ai regali? Capisco che telegiornali e carta stampata non abbiano altro di meglio da fare che proporre con cadenza annuale i soliti argomenti triti e ritriti, ma non colgo il senso di questo tormentone dei regali.
Io personalmente di regali ne ricevo pochi e ne faccio ancora meno e mi sta bene così.
Non capisco perché gli italiani devono buttare, sperperare, scialacquare la loro tredicesima in regali natalizi. Non capisco perché uno debba farsi venire un attacco cardiaco nel vano tentativo di cercare il regalo perfetto. Non capisco perché se io e te ci odiamo, ci sentiamo in dovere di regalarci qualcosa. Cos’è una regola di civile convivenza? E’ bon ton? Non mi pare proprio.
In un mondo ideale, ecco cosa dovremmo scrivere sui biglietti natalizi:

Al capo
Ti reputo uno stronzo incapace, ma per leccarti il culo ti regalo questa penna che mi è costata un occhio della testa.

Alla moglie
Cara ti regalo questa pentola a pressione. All’amante ho regalato un anello da 10.000 euro. Contenta?

Alla suocera
Grazie per rendermi la vita un inferno. Ti regalo questi ottimi biscotti all'arsenico. Gustateli.

All’amica
Grazie per avermi fregato il fidanzato, ma a Natale siamo tutti più buoni quindi ti regalo questa crema di bellezza miracolosa. Non preoccuparti per il colore scuro, è tutta roba naturale.


(P.S. Un sentito ringraziamento a Ezio per il titolo preso in prestito.)




venerdì, 15 dicembre 2006
Chi guarda i cinepanettoni è stupido

Gli italiani guardano i cinepanettoni

Pertanto gli italiani sono stupidi.