lunedì, 05 novembre 2007
Chi sei tu per turbare il mio sonno ristoratore? Chi sei tu che mi perseguiti dopo anni e anni? Vattene dai miei sogni!
Sto parlando di un presenza non gradita che infilatasi nella mia testa all’età di 14 anni, si nasconde in qualche recondito recesso per poi saltare fuori quando le pare. Si palesa in sogno sotto mentite spoglie. Ieri notte, per esempio, aveva la barba, ma è sempre lui, solo lui: Jacopo.
Jacopo era un mio compagno di classe alle medie e io naturalmente ero innamorata di lui.
Per tre lunghissimi anni non ho pensato che a lui, non ho visto che lui.
A quell’età una ragazzina dovrebbe perdere la testa un giorno per uno, un giorno per un altro, invece io, come adesso, amo la fedeltà.
Al tempo si trattava di una storia straziante, io stravedevo per lui, ma Jacopo manco me vedeva.
Nell’arco di tre anni era stato con le ragazzette più “sveglie” della classe e io non ero tra quelle.
Se ci penso all’epoca ero proprio una povera scema. Non faceva che prendermi in giro e si era inventato un soprannome talmente imbarazzante (aveva a che fare con i miei capelli, ma era assurdo) che mi è rimasto incollato addosso per anni.
Anche se mi prendeva in giro in continuazione, Jacopo aveva una qualità che molte giovani donne ricercano nei giovani uomo: ti faceva ridere.
Esistono delle persone con la battuta pronta, come facciano non si sa. Sembra che nulla li sfiori, ridono e fanno ridere sempre e sanno che se strappano una risata alla donna giusta, la preda è bella che catturata.
Ad ogni modo, tornando all’argomento di questo post, Jacopo qualche volta salta fuori e stanotte mi aspettava in chiesa. Era seduto sul bordo del banco, teneva tra le mani una candela accesa e attorno a lui non c’era nessuno. Aveva la barba e portava uno di quei maglioni di lana grossi che pungono da morire. A vederlo da lontano non sembrava lui, ma la luce della candela rischiarava quegl’inconfondibili occhi color verde foresta.
Gli occhi di Jacopo mi ricordavano le foreste della Norvegia, anche se lui è per metà polacco.
Avevo la possibilità di sedermi accanto a lui invece, chissà perché, mi sono seduta lontano e improvvisamente, così, dal nulla, è apparsa una moltitudine di persone che ha iniziato a prendere posto, a sparpagliarsi ovunque. Spingevano, si facevano posto a spallate, mi calpestavano, finché ho perso di vista Jacopo.

Se lo trovate in giro, per favore, ditegli di sparire dai miei sogni che di visioni notturne indecifrabili ne ho abbastanza.

Sto ascoltando: Zakk Wylde – Book of Shadows




mercoledì, 11 aprile 2007
Avevo deciso di prendere lezioni di tennis. Aspettavo ansiosa di conoscere il mio maestro ed eccolo arrivare: David Duchovny (Mulder di X-file). In maglietta e calzoncini bianchi, polsino di spugna e racchetta, teneva ben stretta fra le mani una pallina da tennis. Mulder maestro di tennis? Lo pensavo sepolto tra riproduzioni di alieni nel suo squallido ufficio assieme a Scully! – penso.
Mi accoglie con quel bel sorriso e mi dice: - Mi raccomando prima di iniziare a giocare facciamo una bella corsetta intorno al campo. Ripeti insieme a me I want to believe -.
Mentre corro e ripeto la formula, guardo Mulder: un bel manzo non c’è che dire.
Inizia l’allenamento. Io sbaglio tutto, lo colpisco perfino in un occhio con una pallina. Lui mi sorride, ammicca. Terminata la lezione, mi dice:- Vieni ti mostro gli spogliatoi -.
Io lo seguo, inavvertitamente ci sfioriamo gli avambracci. Uh che brivido!
Sono già pronta a stracciarmi le vesti. Mulder spalanca la porta, si cala i pantaloni e io esclamo: -Ecco dove tenevi il tuo X-file! -. Ad amplesso terminato, un fascio di luce m’abbaglia e inghiottisce Mulder che mi ringrazia, mi saluta e dice: - Ricorda e ripeti sempre: I want to believe -.




lunedì, 26 marzo 2007
Stanotte ho sognato di avere come vicini di casa, la coppia Gregoraci-Briatore.
Più che un sogno, un incubo.




giovedì, 11 gennaio 2007
Da venerdì scorso spero d’incontrare Fabio Volo (e diciamolo: pure Scamarcio) alla presentazione del film “Manuale d’amore 2”. Sarà per questo motivo, che sogno cose simili?

Mi trovavo in un centro benessere. Piscine, idromassaggio, fanghi, una goduria.
Io ero in splendida forma. Un corpo che non era il mio, forse di qualche top model (lasciatemi sognare). Ero distesa in una piscina con pochissima acqua, ma con tante bollicine piccole piccole che mi solleticavano. Ad un certo punto vedo Fabio Volo avvicinarsi. Voglio saltargli addosso, ma mantengo un certo distacco. Mi avvicino lentamente e lui mi sussurra: - Puoi baciarmi sul collo, ma solo fino alle sette, poi basta -. De gustibus. Comincio a baciarlo.
Chiudo gli occhi e tack! Sono ancora nella piscina ma Fabio è andato via (sigh!). In compenso mi godo le bollicine e mollemente mi rigiro da una parte all’altra. Assomiglio molto a una balenottera azzurra. Mentre sto sgranocchiando con malcelata avidità un Twix, vedo Scamarcio. Passeggia sul bordo della piscina tipo Celentano nel film
"Segni particolari: bellissimo".
Io lo guardo, lui mi guarda. Ci guardiamo. Io mi volto e continuo a ingozzarmi di Twix.




sabato, 02 dicembre 2006
La peggior cosa che mi possa capitare è scegliere. Indecisa all’inverosimile vengo assalita da mille dubbi ogniqualvolta debba prendere una decisione. Naturalmente il problema si presenta anche nei miei deliri notturni.

Estate. Sole a picco, giornata rovente, voglia di gelato. Un miraggio, da lontano scorgo un bar. Mi avvicino. Esiste, è un vero bar. Entro. Desolatamente vuoto. Mi dirigo verso quello che sembra essere un distributore di gelati. Lo capisco dalla scritta “Gelati”. E’ incassato nella parete, pigio un bottone e zac. Fuoriesce un espositore e mi si presenta una quantità incredibile di gelati. Una varietà mai vista. Come faccio a scegliere? Gusti strani, mai provati. C’è quello al ribes, lo prendo. No, banale, proviamo un gusto alternativo. All’uovo sbattuto. Con questo caldo potrebbe risultare indigesto. Cornetto alla castagna. Ma che roba è? La barista mi guarda spazientita e dice: “Guardi che così mi si sciolgono tutti i gelati”. Io, in evidente imbarazzo: “Si, si faccio in un attimo”. C’è il triplo biscotto. Tre biscotti avvolti attorno a un gelato al rabarbaro. Mamma che schifo. “Si sbrighi” mi sollecita la barista. Sopraffatta dalla disperazione, ne acchiappo uno. Prelevato il gelato, il freezer si chiude. Zac. Non posso più tornare indietro. Pago. Alla cassa la barista mi dice: “Ha visto che varietà? Cos’ha preso?”. Io:”Fragola e limone”.




giovedì, 16 novembre 2006

Strano ma vero, per la prima volta in vita mia, sto facendo una raccolta punti. L’oggetto dei desideri è il porta pane in legno del Mulino Bianco. Mi sono lanciata a capofitto in questa avventura e badate bene, non mollo. Mai in casa mia è stata fatta una raccolta punti. In giovine età la mia amichetta collezionava tutti i premi del Mulino Bianco: casette, giochi e chi più ne ha più ne metta.
Io non avevo niente di tutto questo e nemmeno crescendo, con l’avvento delle tessere del supermercato. Nel giro di un anno lassativu ha accumulato talmente tanti punti con la tessera del Famila, da accaparrarsi un i-pod 30 GB ed un navigatore satellitare...cose da infarto per me che manco ho la tessera. Dopo anni di umiliazioni dunque, mi sono imposta di portare a termine una raccolta punti. Ho tempo fino a marzo e conto di farcela. E poi devo ammetterlo: é una tale soddisfazione attaccare quel punticino...mi fa sentire importante.




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venerdì, 10 novembre 2006
La scorsa notte ho sognato la morte che m’inseguiva. Cappuccio nero, falce...era proprio lei.
Doktor Freud, che vuol dire?




venerdì, 03 novembre 2006
Avevo vinto un viaggio in Francia con lassativu e appena arrivati ci siamo fiondati in un bar ad abbuffarci di dolci, crostate, bignè, cioccolatini (eh si purtroppo sono in dieta e si vede).
La camera d’albergo dovevamo dividerla con un'altra persona che si sentiva completamente a suo agio, a dormire con noi (vabbé i gusti son gusti).
Il giorno seguente decidiamo di visitare una specie di spelonca sotterranea, attraversata da un fiume da percorrersi in gondola. Si parte. Altro che fiume questo è un torrente in piena!
Ci aggrappiamo al bordo della gondola, consci del fatto che prima o poi andremo a schiantarci da qualche parte e invece ci fermiamo vicino a un ortofrutta ricavato in una nicchia della spelonca.
A servirci sono dei gatti neri. Compriamo pomodori, zucchine e melanzane e leggendo il palmo della mano i gatti ci predicono il futuro.



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lunedì, 16 ottobre 2006
Mi piace osservare gli innamorati. Non sono una maniaca, questo ci tengo a precisarlo, è che gli innamorati soprattutto giovani, che si vede che stanno insieme da poco, che si nutrono del loro amore, che si annullano a vicenda, che fanno tutti quei piccoli gesti carini carini, che si guardano teneramente negli occhi...una volta li odiavo, adesso mi fanno tenerezza.
E i vecchietti? I vecchietti sposati da cinquant’anni che si tengono ancora per mano? Che li vedi che hanno passato tutta una vita insieme, ma si vogliono ancora bene.
Un giorno ho visto una scena che mi ha commosso. All’uscita dallo spettacolo di Luttazzi a Padova, ho visto un uomo che spingeva una donna in carrozzina. Arrivati all’auto, l’ha presa tra le braccia, l’ha sollevata e delicatamente l’ha posata sul sedile. Non so se fossero amici, amanti, sposati, ma nei loro gesti e nei loro occhi, non c’era altro che amore.


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giovedì, 05 ottobre 2006
La scorsa notte ho sognato di essere morsicata da un topo maculato (che somigliava in tutto e per tutto al cagnolino del “ Castello errante di Howl”) e successivamente di essere baciata da un tipo travestito da renna.


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