mercoledì, 16 maggio 2007
Ci sono giorni in cui ti siedi davanti al computer, dovresti scrivere, ma non hai niente da raccontare. Ti rendi conto di non avere idee eppure sai che nella tua testa turbinano un milione di concetti, solo che oggi non escono. Hai un tappo nell’anima, un blocco nella testa.
Pensi e ripensi...avrò pur qualcosa da dire e poi c’è quel concorso che scade e io vorrei provare a partecipare.
Da un po’ di tempo sono presa male con i concorsi di scrittura. La cosa più stupida è che mi sono prefissata di “vincerli” (di fatto non si vince niente) tutti. Il primo è andato bene, il secondo male. Mi è arrivata una mail con l’elenco dei vincitori e l’invito a perseverare. Lì per lì ho detto: basta non scrivo più, tempo perso, tempo buttato.
L’assurda motivazione era questa: se li vinco tutti è un segno del destino. Il destino in questo modo mi dice – continua, è la strada giusta -, se non vinco invece, vuol dire che devo smettere di scrivere.
Che testa matta.
Lo stesso capita per il blog. Mille volte mi sono interrogata sull’utilità di tenere in piedi questo dannato blog. È da agosto che scrivo e il flusso di visitatori è quello che è. Per carità, sempre meglio di niente, certo è che le mie visite di un mese corrispondono a quelle giornaliere di blogger non così famosi. Non riesco ad accontentarmi, voglio tutto e subito.
Che testa matta.
Seguo questa stupida teoria secondo la quale una cosa dovrebbe portare a un’altra. Dovrei prendere coscienza del fatto che alcune esperienze della vita sono binari morti. Tipo: ho partecipato a un concorso di scrittura, hanno pubblicato il mio racconto in un’antologia, stop. Fatto concluso. Io invece rimugino e penso che, se nella vita nulla succede per caso, quell’evento è una miccia che s’accende e dovrebbe causare un’esplosione.
Che testa matta.

Ma guarda ho scritto un post...




lunedì, 09 aprile 2007
Non conosco le stagioni. Solstizio ed equinozio non mi toccano nemmeno lontanamente.
La mia vita è scandita da un semplice indumento: la canottiera.
Seguo rigide regole e i miei dogmi sono: “è tempo di canottiere, non è più tempo di canottiere”.
Sensibile a livello di pancino non posso esimermi dall’indossare l’amato indumento che mi protegge da violente folate invernali. Provo orrore e raccapriccio quando vedo una ragazza che se ne sta beatamente a pancia scoperta nel gelido gennaio. Che abbiano un coperta termica sotto la pelle, queste scriteriate signorine? Non lo so e non lo voglio sapere, io sono fedele alla cara, vecchia, canottiera. Con un corretto utilizzo della canottiera si evitano spiacevoli inconvenienti quali il “corri corri” al bagno, il mal di schiena, la colite e la terribile visione: le mutande che spuntano dai pantaloni o peggio, la fessura del ciàpet.
Grande estimatrice della canottiera, capisco subito quando è il momento di metterla o toglierla.
Verso settembre, se si esce la mattina presto e si abbassa in fretta e furia la maglietta sulla pancia è doveroso iniziare a indossarla. D’estate con magliette scollate e sbracciate è quasi impossibile prolungare l’uso della canottiera, ma io sto seriamente pensando di estenderla a tutto l’anno, salvo temperature superiori ai 40 gradi.
Nel mio caso specifico, la canottiera è una sorta d’amica. Le voglio bene, le sono affezionata. Chi mi protegge così amorevolmente? Solo lei.




sabato, 30 dicembre 2006
Ieri osservavo le mie gambe. Ho fatto un piccolo esame di coscienza e ho pensato: "Ecco l'anello mancante tra la donna e la scimmia".



martedì, 26 dicembre 2006
Pungola: «Amore, facciamo il tiramisù?»
Lassativu: «Va bene. Hai gli ingredienti?»
Pungola: «Certo ho tutto! »
Lassativu: «Leggi la ricetta.»
Pungola: «Allora...400 g di biscotti savoiardi, 400g di mascarpone, 4 tuorli, 4 albumi...cavolo! Ho solamente 4 uova!»
Lassativu: «E allora? Bastano no?»
Pungola: «Ma come! Qui c’è scritto che servono 4 TUORLI e 4 ALBUMI e io ho solo 4 uova! Me ne servono 8!»
Lassativu: «Ma secondo te, un uovo non ha l’albume e anche il tuorlo?»

Dopo 5 secondi...

Pungola: uhauhauhaha





lunedì, 04 dicembre 2006

Amo collezionare agendine. Piccole, colorate, pratiche. Il problema è che non le uso, le accumulo. Sono una cliente fissa delle cartolerie verso gennaio-febbraio quando le agendine invendute vengono accumulate in un cantuccio scontate del 50%. Ma voi mi direte – a cosa ti serve un’agendina del 2003? Niente. Io mi diverto a sfogliare le pagine e a dire – ah guarda, nel 2003, il 3 dicembre cadeva di martedì – ma, a parte questo mio personale sollazzo, non mi servono a niente. Le compro annualmente con la speranza di utilizzarle e invece immacolate vengono ammucchiate nell’angolo della mia scrivania.
Mi spiace non avere una vita talmente impegnata da dover usare un’agendina. Una vita a misura d’agenda. Ma c’è una novità: sabato ho comprato un’agendina a un prezzo stracciatissimo (era un rimasuglio di magazzino) ad anelli. D’ora in poi mi basterà cambiare i foglietti ogni anno, con la vana speranza di scriverci sopra qualcosa.