giovedì, 20 marzo 2008
“Due anni fa Friedrich aveva inserito su Myspace un video in qualche modo premonitore: un viaggio verso l’Ungheria, guidava in maniera pericolosa, staccando anche le mani dal volante.”
(Corriere della sera, 19.03.08).

Dopo che quel coglione ha travolta e ucciso le due povere turiste irlandesi, è stato rintracciato il suo video su Myspace che ha fatto il giro dei telegiornali, è finito sui quotidiani, ovunque.
Se mi avessero detto, dieci anni fa, che le cose sarebbero andate così non ci avrei mai creduto.
Oramai quasi tutti hanno un blog, un sito, un video su Youtube, Myspace, Facebook, siamo ovunque, rintracciabili, intercettabili, ricattabili.
La vita è diventata una finestra dalla quale ci affacciamo, ci esibiamo, ci mettiamo in mostra e anche se non vogliamo ammetterlo facciamo tutto questo per lasciare una traccia.
Vogliamo esserci, a tutti i costi, uscire dall’anonimato.
Perché ho un blog? Mi piace scrivere, ma mi piace anche essere letta, altrimenti potrei riempire quaderni è tenerli chiusi in un cassetto.
Tempo fa, ho letto da qualche parte di un blog in cui le persone lasciavano commenti nonostante la blogger fosse purtroppo deceduta.
Per me questa è pura fantascienza, materia per Orwell, Dick e compagnia bella, ma sicuramente qualcuno avrà scritto un libro sull’argomento e io non l’ho letto.
Il mio turbamento rimane e continuo a riflettere su questa storia della traccia che poi è il tema di fondo dell’esistenza. Chiunque vuole lasciare un segno della sua presenza altrimenti perché si mettono al mondo i bambini? Non ditemi per il piacere di lavargli il culetto, vederli sputare o insultarti quando diventano grandi. Un bambino che un po’ ci assomiglia, che porta il nostro cognome, nelle cui vene scorre il sangue di famiglia è la nostra impronta su questa terra, la prova tangibile che siamo vissuti.
Io, per quanto mi riguarda, preferirei scrivere un libro, un solo bellissimo libro, ma ognuno ha le sue idee in merito.
Oramai il web è un’altra vita, una seconda possibilità di vita. Possiamo fingere di essere qualcun’altro, possiamo inventarci infinte esistenze, possiamo apparire brillanti e spiritosi anche se siamo apatici e noiosi e questa immagine di noi possiamo mantenerla per l’eternità.
E qui ciccia fuori la durata. Molti anni fa, quando chattavo, ho conosciuto un tizio (inglese, americano? Boh). Ci sentivamo spesso, ma all’improvviso è scomparso.
I rapporti nati in Internet sono traballanti perciò me ne ero fatta una ragione, amen.
Circa un anno dopo mi arriva una mail dal fratello del tizio che, disperato, lo cerca. Aveva raccolta tutti i suoi contatti e chiedeva notizie visto che suo fratello era partito per un lungo viaggio, ma non era più tornato.
Ditemi voi, se questo episodio non è la prova che ciò che lasciamo su Internet rimane.
Io mi sento un po’ Highlander, lo ammetto.




martedì, 11 settembre 2007
Desolante l’articolo apparso su Panorama n.36. L’approfondimento era dedicato alla cosiddetta “Compagnia del Campiello”, una congrega d’industriali in cui chi sa qualcosa di letteratura è come il basilico nel sugo.
Si tratta di marketing associato alla cultura, che tristezza.
Eppure lo so che il marcio è ovunque, che è tutto pilotato, che circolano soldi a palate dietro questi eventi, solo che sbatterci il muso contro, si rivela sempre un trauma.
Che poi, pungola, prova a pensare: a cosa servono i premi letterari? A riconoscere il valore di un’opera? Non direi proprio. Il tutto si riduce a una fascetta da apporre sulla copertina del libro affinché se ne vendano più copie. Infatti quella fascetta rappresenta una garanzia per l’incauto lettore. Tipo la batteria di pentole di Mondialcasa.
I premi letterari, quindi, non servono altro che ad incrementare le vendite. Vendite uguale a soldi.
Cara pungola non ti angustiare quindi, tutto ritorna.

N.B. Mi rendo conto che questo post non è molto chiaro, si tratta di una riflessione quindi risulta confusa. Come diceva qualcuno, chi ha orecchi per intendere, intenda, gli altri in camper. Ah ah.




lunedì, 06 agosto 2007
7461L_50459_32578Cari lettori,
con voi condivido ogni mia esperienza e ho il dovere morale di consigliarvi un’attività estremamente rilassante che vi porterà ai confini del paradiso.
Procuratevi due barattoli di colla vinavil. Terminato il primo non buttatelo. Conservatelo e quando vi sentite particolarmente irritati o dovete prendere un’importante decisione, travasate la colla nel barattolo vuoto. È un’esperienza mistica, ve lo posso assicurare.
Vi sono due modalità per sperimentare i benefici effetti del travaso di colla:
1. Mantenendo il tappuccio della colla, il tempo s’allunga, si diluisce. Osservate il sottile filo di colla che esce dal foro del tappo. Sostanzialmente il flusso rimane invariato e lento scorre, ma può capitarvi, a seconda della pressione operata sul barattolo, che ne esca di più o di meno. Fantastico.

2. Togliendo il tappo, sarete in grado di vedere la colla scendere liberamente, da una parte all’altra, in invisibili veli per poi tuffarsi all’interno dell’altro barattolo. Se poi appoggiate le due imboccature uno sull’altra, noterete che separandole si crea una bolla d’aria.

Altro che meditazione, yoga e sa il cielo quali pratiche, travasare la colla è il massimo.


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martedì, 17 aprile 2007
Fuorisalone
Un solo evento risolleva il mio umore malconcio: il Fuorisalone.
Apre le porte a Milano da mercoledì 18 a lunedì 23, il 46° Salone internazionale del Mobile.
Come l’anno scorso snobberò il salone ufficiale in fiera, privilegiando la città e in particolare zona Tortona. È qui, infatti, che si concentra il maggior numero di presentazioni, mostre e allestimenti. Quest’anno mi concentrerò proprio su questa zona, evitando di saltare da una parte all’altra della città come ho fatto l’anno scorso. È nel mio stile voler vedere tutto, ma proprio tutto e lo scorso aprile ho passato in rassegna talmente tante cose e con una tale velocità, che a fine giornata oltre a essere distrutta fisicamente, non mi pareva di aver visto niente. Poi, riflettendo e riguardando cartoline, depliant e foto, mi sono resa conto di aver visto una miriade di cose. Una vera scorpacciata di vita per una come me, che al pensiero di andare a una mostra a notte fonda va in visibilio (altro che discoteche).

Tenterò ora di darvi qualche consiglio per gustarvi appieno il Fuorisalone.
1) Innanzitutto l’abbigliamento: comodo per l’amor di dio. Preparatevi a macinare chilometri e chilometri. Se siete amanti del design, appena viste le prime cose, i vostri piedi si animeranno, rivelando una vita propria. Anche loro vorranno calpestare ogni centimetro quadrato possibile per non perdersi niente. Scarpe comode quindi, addirittura sfondate.
2) Occhio al tempo. L’anno scorso scendeva un’odiosa pioggerellina. Il cielo plumbeo faceva di Milano la città dei sogni. Entrando e uscendo, di qua e di là, pareva assurdo continuare ad aprire e richiudere l’ombrello, così ho detto – amen, mi bagnerò -. A fine giornata parevo il gatto straccione, non dico altro. Le previsioni del tempo paiono benevole quest’anno. Speriamo...
3) Pianificate bene il vostro tour. L’anno scorso si trovavano in giro per la città delle simpatiche guide offerte dalle riviste Abitare e Interni. Ricordate: saranno la vostra bibbia. Non essendo di Milano, io sono riuscita ad orientarmi bene grazie a queste guide.
4) Vettovaglie. In occasione di concerti, manifestazioni, gitarelle, io preparo sempre i panini. Succulenti panini. Fa tanto asilo, lo so, ma se volete risparmiare tempo e denaro, non c’è di meglio che portare via i panetti.
5) Arraffate. Cartoline, cataloghi, depliant, brochure e soprattutto, parlo alle lettrici, le borsine di tela, vero oggetto cult. Io l’anno scorso sono riuscita a portarne a casa solamente una, peraltro bruttina. Come cani da tartufo impegnatevi nella ricerca.
6) Imperativo categorico: non fermatevi. Non sedetevi, non sostate, non riposatevi. Lo farete in un’altra vita perché non c’è tempo. Vi assicuro che se perderete qualcosa, (che sicuramente qualcuno vi ricorderà) non ve lo perdonerete per il resto della vita.

Io ci vado venerdì, ovviamente seguirà dettagliato resoconto.

Link utili (per la prima volta il mio blog assume una parvenza di serietà):

Zona Tortona
Fuorisalone

E se vi va:

Triennale
Klee e Kandinsky
Camera con vista. Arte e interni in Italia 1900-2000




lunedì, 11 dicembre 2006

Ieri osservavo una galletta di riso. Cos'è se non un kinder cereali senza cioccolato? In questo modo rivaluterete la galletta che ai vostri palati non sembrerà più polistirolo!

P.S. Oggi per errore, ho mangiato un kinder cereali...pensavo fosse una galletta!





lunedì, 11 dicembre 2006
Ieri osservavo l'i-pod. Mi ci è voluto un po' per imparare ad esercitare la giusta pressione sulla rotella, infatti chi lo possiede lo sa bene, si tratta di un meccanismo sensibilissimo.

Pensavo: oltre ad essere un fantastico oggetto, questo affarino potrebbe aiutare molti uomini a sviluppare una certa abilità, a livello tattile. Tra le lenzuola per intendersi.

Se volete fare felici le vostre donne, esercitatevi maschietti, esercitatevi...