venerdì, 28 dicembre 2007
Che l’Italia sia il paese del rimbalzo, lo sapevamo tutti.
Che le Poste Italiane non funzionino, lo sapevamo tutti.
Che gli operatori dei call center non sappiano darti una che sia una risposta, lo sapevamo tutti.
Che la gente non legga le e-mail, lo sapevamo tutti.

Però, cazzo, stavolta è successo a me!

Mia zia ha inviato un delizioso pacchettino contenente materiali d’inestimabile valore affettivo, tipo una sciarpa e un cappellino fatti a mano, libri e chissà cos’altro.
Il pacco è partito dalla Puglia il 13 dicembre, è stato smistato a Bologna, ma giunto nella mia città, invece di essermi consegnato, ha seguito il percorso del Monopoli (vai a Largo Colombo senza passare dal via), finendo, chissà perché, a Reggio Calabria! Il mio pacco è fermo in chissà quale magazzino dal 21 dicembre.
Ho perso mattinate al telefono tentando di contattare il call center delle poste.
Il tempo di attesa si attesta solitamente tra i 3 e 10 minuti, allo scadere dei quali, puntualmente buttano giù il telefono, per non parlare di quando ti comunicano che l’utente è occupato, di attendere e infine buttano giù.
Quando dopo un’ora riesci a parlare con l’operatore addestrato ad essere gentile, quello non sa dirti niente. Guarda la tracciatura elettronica del pacco (grazie tanto, lo so fare anch’io) e fa il vago.
Ogni operatore ti dice una cosa diversa
“Dev’esserci stato un disguido, chiami al pomeriggio.”
“Quando si accorgeranno dell’errore le recapiteranno il pacco.”
“Dev’esserci stato un errore nello smistamento. Lei è il destinatario? Faccia chiamare il mittente.”

Penso che esista una sorta di memoria random che sputa fuori risposte a caso e l’operatore vedendole passare sullo schermo, le legge.
Oltretutto l’operatore è molto bravo a fingere di non sentirti.
“Uno di voi mi ha detto che il pacco mi verrà recapitato quando si accorgeranno dell’errore.”
“Un errore nello smistamento...”
“Sì, ho capito, ma cosa ne sarà del mio pacco?”
“Il mittente deve contattarci...”
“Sì, ma lei non sa nienteeeeeeeeeee?!”

Si divertono a prenderti in giro.
“Buongiorno, telefono per lo smarrimento di un pacco.”
“Si sbaglia, il suo pacco non è stato smarrito, si trova a Reggio Calabria.”
“Sì, ma io abito dall’altra parte dell’Italia e non mi è mai stato recapitato!”

Mio padre è andato alle poste centrali della mia città e quelli l’hanno indirizzato alla sede della SDA (società che consegna i pacchi per poste italiane) che non sa niente.
Ho scritto alla SDA e loro, con una risposta standard, hanno rimpallato la responsabilità a poste italiane, allora ho scritto due mail alle poste che non hanno mai risposto.

Cos’altro devo fare? Voglio il mio pacco!

UPDATE: Il pacco è arrivato oggi, dopo 15 giorni...argh!

Sto ascoltando: Clash - London calling




sabato, 30 giugno 2007
SPIZZICO NEW LOGO (1)Qualche mese fa ho assistito a una scena che ha dell’incredibile.
Entro all’autogrill, mi fermo a guardare le pizze di Spizzico. Improvvisamente arriva una ragazza che prende le fette di pizza rimaste e le butta nel cestino.
Nooo! La pizza di Spizzico non è eccelsa, però vederla buttare così, è stato uno shock.
Io non conosco “i tempi di sosta” delle pizze, se dopo un tot debbano buttarle, ma è un vero spreco. Tralasciando i soliti bambini in Africa che muoiono di fame (scusate, ma non sopporto i cliché) e il pippone che questo è un chiaro segno del consumismo imperante, mi chiedo se si possa pensare a soluzioni alternative a questo spreco.
Tagliarle a pezzi offrendole gratis ai clienti dell’autogrill, tappezzare le buche in autostrada, donarle a qualche pazzo artista che creerà qualche opera pop-up-post-art, qualsiasi cosa pur di non buttare via le pizze. Posso capire i panini del mac donald’s (ci andavo pochissimo, ma dopo aver visto super size me non ci sono più andata) che contengono carne pertanto dopo un tot meglio buttarla, ma la pizza è tutta un’altra cosa.

20050826-mini_magnum_biancoParlando di questo, mi sono ricordata della scena di ieri. Ero in giro per Padova (città in cui mi aspetto sempre che qualcuno mi rubi la borsa a bordo di un ciao o mi tagli la gola con un tappo di banda) e mi è passato accanto un tipo che camminava tutto scomposto con in mano un magnum al cioccolato bianco. Ne ha addentato un pezzo, l’ha buttato nel cestino poi e corso via.
Ecco, ho pensato, questa è di sicuro una bomba (la nuova frontiera del terrorismo in gelato) e sono corsa via pure io.

A volte mi pare che tra me e i matti non ci sia alcuna differenza.




venerdì, 08 giugno 2007
L’aria umida.
Un cracker sciolto dalla pioggia sul ciglio della strada.
Day is done di Nick Drake ascoltata all’infinito.




mercoledì, 30 maggio 2007
0708RM7_A3_0001Sfogliavo le pagine di un giornale e questa pubblicità mi ha parecchio incuriosito. Cinque gggiovani baldanzosi sorridono, vestiti di bianco. Andando nello specifico notiamo alle estremità due ragazze carine, al centro una signorina con l’apparecchio che avrebbero fatto meglio a censurare e la componente maschile è costituita da un tipico masculo calabrese e da un ragazzetto che con quello sguardo pare tanto un ebete, suvvia diciamolo senza aver paura di essere considerati superficiali.
Non mi pare la pubblicità giusta per promuovere la regione, attirare i turisti, invogliare l’incauto spettatore di siffatto spettacolo a catapultarsi in Calabria.
Attenzione, attenzione, Pungola insegna che è bene sempre guardare negli angoli, tipo in camera mia dove la polvere si accumula e forma animali mitologici sorprendenti.
In basso a sinistra vedo: la sterpaia – Oliviero Toscani. Vuoi dire che quel vecchio succhia limoni l’ha combinata pure stavolta? Mi rigiro nel letto senza trovar pace: devo sapere la verità.
Indago e scopro ovviamente che la notizia è vecchia (vivo in un altro mondo) e che effettivamente è l’ennesima pensata di quel pazzoide di Oliviero che tanto aveva allietato la mia infanzia con la bella campagna pubblicitaria dei cavalli che s’inculavano. Ricordo il viso inorridito di mio padre alla vista dello scempio –ma varda te che roba…ma cos…ma che idee…ma…ma…-.

2558Comunque io resto dell’idea che non sia stata una gran trovata.
Un bel piatto invitante di sopressata avrebbe fatto la sua porca figura.




giovedì, 08 marzo 2007
Spesso accadono fatti inspiegabili. Non è l’avvistamento di un ufo, non è il tonfo sordo che ci fa sobbalzare nel cuore della notte, non è il mistero dei calzini smarriti nella lavatrice, ma bensì la secchiona che riceve i fiori l’8 marzo.
Ho un ricordo nitido. Ero in terza liceo, 8 marzo, festa della donna. Al tempo mi piacevano queste feste (ora stupide e inutili) e aspettavo con ansia di ricevere un rametto di mimosa. O meglio: m’illudevo di ricevere un rametto di mimosa.
Alle 10.15 suonò la campanella della ricreazione. Inaspettatamente entrò trionfante una bidella con un bellissimo mazzo di fiori. Era un mazzo stupendo, avvolto nella carta crespa gialla.
La bidella disse: “E’ in classe una certa Laura? Qualcuno ha portato questo”. Stupore e incredulità. Chi sbatteva la testa sul banco, chi vomitava nel cestino, chi graffiava la lavagna con le unghie. Chi picchiava l’innocente bidella.
Laura era la secchiona della classe. Di quelle che vanno bene in tutte le materie, con il massimo dei voti. Come facciano, non si sa. Era antipatica all’inverosimile (e non lo dico per invidia). Ti guardava dall’alto in basso con quella smorfia di disgusto dipinta sulla faccia. Non ti riteneva alla sua altezza e per questo motivo ti disprezzava. Alcune mie compagne facevano a gara per essere come lei. Poverette. Laura le compativa, nascondendo dietro quell’espressione angelica, un ghigno malefico.
Era glorificata dai professori che la ritenevano bella, buona e brava. Ah, beata ingenuità!
Ritornando a quell’8 marzo, Laura ricevette un bellissimo mazzo di fiori. Guardò il biglietto a riparo da sguardi indiscreti, accennò un mezzo sorriso (non ho mai capito se avesse i denti o meno), lo nascose in fretta nello zaino. Nessuno seppe mai chi era l’ignoto spasimante.




sabato, 27 gennaio 2007
Pungola immagina queste deliranti scenette. E ride. Da sola.

Protagonisti: il signor Volpe, Pungola, la comicità da risate boom.

Pungola ha un appuntamento dal signor Volpe.
Spalanca la porta ed esclama: -Buongiorno signor Volpe, sono il signor Gatto! Ha raggiunto l’uva?–

Come è solita fare, Pungola ride a crepapelle con la bocca spalancata senza emettere alcun suono.

Scrive tutto su un block notes per evitare di dimenticare questo alto momento di comicità