lunedì, 17 marzo 2008
Vorrei proporre un nuovo programma ai signori dei format, magari lo fanno già ma qui in Italia non è ancora arrivato: SOS addestratore.
Se proprio volete risparmiare, cari signori, impiegate pure le signore di “sos tata” che tanto bambini e cani sono uguali.
Dovete sapere che da quando Polly è entrata nella mia vita, io non ho più una vita.
Guardate un po’ come sono ridotta: è tutto l’inverno che indosso le infradito. Perché? Semplice. Polly ha mangiato tutte le mie ciabatte e io mi sono stufata di ricomprarle.
Ricordo un bellissimo paio di babbucce di snoopy e una lacrima mi riga il volto.
Fa un po’ freddo girare con le infradito, ma alla fine ci si abitua e se guardate bene, anche queste presentano i morsi di Polly. Il tallone destro striscia per terra perché la suola manca e mi sembra oramai di essere diventata una cinese, faccio enormi sforzi per tenere i piedi entro i limiti esigui della ciabatta.
Non parliamo poi del guinzaglio. L’ho avvolto con il nastro isolante perché Polly l’ha sfrangiato in più punti. Parliamo di un guinzaglio che ha costato dieci euro dieci. Spero che duri perché io non ho nessuna intenzione di cambiarlo.
Proseguiamo con il bidè, sì perché Polly ciuccia i rubinetti dei bidè. Non so chi le abbia insegnato una cosa simile o se abbia capito che da lì esce l’acqua e che visto che ci arriva perché non farsi un goccio ogni tanto, ma è un’abitudine rivoltante.
Tasto dolente, il cibo. Polly mangia tutto, ma proprio tutto. Elastici, lana del materasso, sottovasi di plastica, cinturini di orologi, segatura, foglie, pietre, fogli di carta, libri, ossi seppelliti da chissà chi, pupù di cavallo, fiori, tappeti. Continua a masticare.
Lecca il muro, non so per quale motivo, e la saliva scivola sulla parete. Altro che Tarantino.
Episodi spiacevoli. Si è strusciato su una deiezione di cane di consistenza morbida e su una pantegana morta. Io, ovviamente, ho dovuto lavarla.
Rapporti con gli altri animali. Tortura le gatte, in particolar modo Bruschetta (si chiama così perché l’ho raccolta dalla strada dopo essere stata alla sagra della bruschetta). Le tira la coda, la rincorre, spalanca le fauci e tenta di mangiare la testa del povero felino.
Mi morde il sedere. Appena torno a casa mi assale, mi strattona, con un colpo di reni arriva a sfiorarmi il naso poi prende la rincorsa e mi morde il sedere.
Non mi ascolta e non obbedisce ai comandi, si prende giuoco di me, m’infastidisce fino a che non le tiro la pallina e poi corre intorno al tavolo.
Ruba i fazzoletti dalle mani proprio quando sto per soffiarmi il naso.
Mi porta biscottini pieni di bava sul letto al mattino.
Insomma non so più cosa fare, aiutatemi!
venerdì, 27 luglio 2007
Pensate a un viaggio di 8 ore, in treno. Roba da suicidio.
Io non sono una gran chiacchierona, ma mi sarebbe piaciuto trovare nel mio scompartimento qualcuno con cui scambiare due parole e invece ho trovato una super donna in carriera che si dava un casino di arie. Aveva la sua età e si vedeva. Il fumo associato alle lampade è deleterio per la pelle. Il suo viso da topo era ridotto a una prugna secca. Inutile la frangetta, inutili gli occhiali da sole giganti, inutile l’abbigliamento: camicia trasparente e shorts bianchi. Vecchia era e vecchia rimaneva.
Secondo me non era sposata, non aveva figli, ma numerosi flirt, anche con qualche collega d’ufficio.
La prugna secca ha trascorso metà del tempo al telefono lamentandosi per il viaggio (sei tanto super donna e poi viaggi con un fottutissimo intercity).
Non potete capire cosa sia un viaggio di 8 ore. Potete portarvi mille riviste, mille libri da leggere, il vostro ipod stracarico di canzoni, ma 8 ore non passano mai.
Mezza rimbambita ad un certo punto il tavolino estraibile accanto al finestrino mi ha ipnotizzato. Mi diceva: “toccami, toccami”. Ho iniziato a seguirne il profilo prima con gli occhi, poi con l’indice. Non volevo estrarlo perché avrebbe solo rotto i maroni, ma la vecchia prugna secca si è rivolta con una vocina terribile e trattandomi come una minorata mentale, ha detto: “alzare e sollevare, alzare e sollevare”, accompagnando il tutto con gesti della mano.
Ma chi ti ha chiesto niente, tu che ti credi giovane e figa?
Io ho balbettato qualcosa, del tipo: “guarda che non volevo aprirlo” e ho maledetto chi mi aveva assegnato quel posto, su quel treno, davanti alla vecchia che smenava le sue lunghe gambe abbronzate di qua e di là.
Come se non bastasse a Bologna è salito un buzzurro che calzava infradito zebrate.
Guardando la mia valigia ha esordito con: “cos’è ‘sta roba?”, ma non mi ha aiutato a issarla sul portabagagli.
Molto educatamente il buzzurro appoggiava i suoi piedacci puzzolenti ovunque, sui sedili, sulle porte.
Teneteveli nelle scarpe quei maledetti piedi!
giovedì, 26 luglio 2007
Cari vacanzieri che vi spostate con l’autovettura e fate una breve sosta all’autogrill, ho una notizia da darvi e vi assicuro che è vera, ho pure i testimoni e non mentirei mai su una cosa del genere.
Mesi fa parlavo della donnina del cesso dell’autogrill e delle monetine che non ho mai dato.
Ho sempre fatto bene, dato che si è trattato di una truffa colossale perpetrata per anni su un bisogno fisico impellente come fare pipì!
Autostrada 22 del Brennero, autogrill Fini, si scende per i bagni, accanto alla cabina del telefono, un cartellino avvisa che non siamo tenuti a lasciare le monetine alla donnina del cesso.
Quindi è inutile, donnina del cesso che mi guardi male perché non ti lascio i soldini e mi saluti con quel buongiorno tagliente come un machete, non ti spettano, capito?
mercoledì, 25 luglio 2007
Cari lettori, la vostra pungola quest’anno ha lasciato la sua adorata tenda in garage e ha optato per la sistemazione in albergo, visto che la montagna è stata la meta prescelta per passare una riposante settimana...ma quale riposante, ho fatto una fatica boia, santa polenta!
La montagna ha dei ritmi pazzeschi: sveglia all’alba, camminate talvolta di otto ore, chilometri e chilometri macinati a piedi, sudore e fatica, mangiate colossali e a letto presto.
Voi direte: ma chi te l’ha fatto fare? E io rispondo: secondo voi, in montagna, che altro si può fare?
Nonostante la fatica che ho fatto in questi giorni, ho osservato con piacere la fauna dell’albergo in cui soggiornavo (età media 90 anni).
- I belgi. Una perfetta coppia di hobbit, in tutto e per tutto simili a Bilbo Beggins. Un teatrino ogni sera. Parlavano a voce alta, ridevano alla grande e immancabilmente a fine cena non prendevano mai il dolce, ma cappuccino con panna. Ricevuto il cappuccino, si alzavano e se ne andavano con un perentorio “buonasera” portandosi via le tazze il cui contenuto trasbordava da ogni parte.
- Una sera è arrivata una strana famiglia, se così si può chiamare. Tre donne (due vecchie rimbambite e una trentenne) e un uomo. Si aggiravano con fare sospetto, le vecchie pareva portassero parrucche e le ho beccate mentre a colazione s’intascavano dei panini con il salame.
Una sera mentre stavo cenando, ho guardato fuori dalla finestra. Una delle vecchie aveva qualcosa di rosso tra le mani, l’ha leccato e se l’è ficcato in bocca. Era la dentiera.
- Mamma, papà, bambino. Lei era sicuramente frigida e m’interrogavo su come avesse potuto avere un bambino. Era tutta impettita, la frangia laccata, l’ultimo bottone della camicia chiusa e guardava tutti male, corrugando la fronte. Una sera lo sorpresa mentre mi guardava male. Cosa c’era che non andava? Ero appena uscita da bagno turco e sauna, la mia pelle era uno splendore.
- Ho scoperto una nuova forma di turismo: i fan sfegatati che raggiungono in luoghi improbabili la loro squadra di calcio in ritiro, dei coglioni diciamolo. A tavola non si sanno comportare, fanno casino, guardano sul cellulare i filmati della squadra accompagnandoli con cori da stadio e sanno solo dire frasi del tipo: “Perché l’inter è l’inter”. Bravi, complimenti.
Angolo autogrill.
All’andata ho incontrato un ragazzo che ho scambiato di primo acchito per un accattone. Teneva un casco in mano e chiedeva dei soldi, poi ho pensato: ”è strano che uno chieda l’elemosina all’autogrill”, infatti aveva perso il portafoglio e non aveva soldi per fare benzina e arrivare fino a Vipiteno. Mi ha fatto pena e paura. Se capitasse a me, probabilmente rimarrei lì dove sono visto che mai nessuno sulla faccia della terra verrebbe a prendermi.
Mentre mangiavo un panino (formaggino, cotto, pomodorini, provatelo!) un tipo accanto a me s’ingozzava di toblerone, con il sole che picchiava alla grande. Boh.
Ho visto che una ragazza stanca di aspettare il proprio turno al banco si è spillata la birra da sola usufruendo di un distributore incustodito. Ah, girl power.
Non c’è niente di peggio che dormire con uno che russa. Mio moroso sa russare il tre modalità: porco, treno e vacca. Evviva.
lunedì, 16 luglio 2007
Ogni vacanza che si rispetti ha il suo personaggio dell’estate, una sorta d’icona della vacanza che diventa ricordo.
Dovreste averla pure voi e non è difficile da scovare.
Qualche anno fa a luglio inoltrato sfogliavo una rivista e chi ti vedo? Lui, l’uomo tonno ovvero Ian Thorpe il nuotatore. Il personaggio dell’estate lo identifichi all’istante, fa parte di quelle cose che vengono naturali, si tratta di puro istinto.
Dicevo, l’immagine dell’uomo tonno mi ha subito colpita: sgusciava fuori dall’acqua e la bocca era deformata, le labbra avevano preso una strana piega.
Siate attenti: è il dettaglio, il particolare che caratterizza il vostro personaggio dell’estate.
Dopo averlo individuato dovete farlo vostro e quindi riprodurne le mimiche, assumerne le movenze, mettervi nei suoi panni e soprattutto sbeffeggiarlo, dovete creare una sorta di caricatura in carne ed ossa. Per l’appunto il mio ragazzo ha iniziato fin da subito a studiare il personaggio, esercitandosi, calandosi nella parte e il risultato è stato sorprendente.
Parlava, si muoveva, assumeva la posa della bocca proprio come l’uomo tonno. Fantastico.
Altra vacanza, altro personaggio: il deficiente. Un paio d’anni fa la meta delle mie vacanze fu la Toscana. Giunti al campeggio un ragazzo ci accolse e ci portò a visionare la piazzola a bordo di una potente macchinina. Il tipo era imbranato dalla nascita ed era stato predestinato a quel lavoro. Sfrecciava tra le piazzole, investiva bambini, si smaltava sugli alberi, tentava di fare lo simpatico, risultava un deficiente. Un giorno poi raggiunse l’apice della deficienza, scalò la vetta della coglionaggine.
A bordo della sua macchinetta passò ben cinque volte accanto la nostra piazzola chiedendo a una famigliola olandese, a una coppia di tedeschi e a una decina di muratori albanesi (tipi poco raccomandabili che dormivano accanto a noi) il numero della piazzola. Non riusciva a trovarsi con i numeri, andava e veniva, parlava in italiano con tutti e non gli tornavano mai i conti.
Gli albanesi erano già pronti a sgozzare il deficiente con un collo di bottiglia, gli olandesi avevano sganciato il bebè dall’imbracatura (lo tenevano agganciato a una corda fissata a un paletto piantato nel terreno, tipo un cane, devo dire però che in quel modo l’infante non scappava da nessuna parte), i tedeschi erano pronti ad arroventarlo con la piastra per cucinare e noi stavano a guardare.
Tanto per la cronaca il deficiente a settembre è comparso in quella bellissima trasmissione in onda su all music, The Club.
Veniamo al personaggio di quest’anno ovvero Richard!
Richard è un bellissimo esemplare di collie che appartiene ai gestori dell’ albergo in cui abbiamo soggiornato. È una femmina, ma per noi è e sempre sarà Richard.
Il mio ragazzo l’ha capito subito e non ha esitato a esprimere la sua opinione: “Quel cane ha gli occhi di Richard Gere” (ricordate la storia dei dettagli).
Richard frequentava compagnie degne di una star, mangiava pranzetti da star, si comportava come una star.
Era difficile avvicinarlo. Ogni tanto si faceva vedere, naturalmente sempre in ordine, non si concedeva molto, amava passare da un ospite all’altro, si faceva accarezzare poco.
Improvvisava balletti, ricordava il successo di Chicago.
Dopo innumerevoli apprezzamenti siamo riusciti a scattargli una foto e pur cercando in tutti i modi di entrare nelle sue grazie non ci ha rilasciato uno straccio d’autografo.
L’addio è stato straziante. Abbandonare una star del suo calibro, là sui monti, è stato quanto di più difficile si possa immaginare.
Come sempre Richard ci ha sorpresi: mentre trascinavamo la valigia, lui ha morsicato una maniglia e ha lasciato un’impercettibile traccia di bavetta.
Oh Richard...
domenica, 15 luglio 2007
Tremate. tremate pungola è tornata!
Il personaggio dell'estate è...ve lo dico domani (scusate, ma sono appena tornata).
Seguirà dettagliato resoconto delle mie vacanze, vacanze molto interessanti...